SECONDO (ED ULTIMO) ARTICOLO INVIATO A PENDINELLI
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LA SFIDA DELLA "TERZA ITALIA"
Ad appena ventiquattro ore dal dibattito parlamentare sui "cento giorni" del governo Berlusconi, l'Unioncamere-Istituto Tagliacarne ha diffuso le cifre relative al "Reddito prodotto nelle Province italiane nel 1992": una ricerca che, sconvolgendo ogni precedente e consolidata rilevazione, pone nettamente in testa alla classifica della ricchezza procapite le provincie del cosidetto Triveneto, con il clamoroso sorpasso di Milano da parte di Trieste e i dati non meno significativi riguardanti Gorizia come Pordenone o Udine, per non citare che i più evidenti.
La coincidenza temporale è del tutto casuale, certo: ma sia il dibattito che le nuove statistiche arrivano insieme a ribadire, da due angolazioni diverse, quello che le elezioni del 27 marzo avevano già messo in luce con esplosiva brutalità. I due eventi ci dicono la stessa cosa, e cioè che il sistema politico nato dal voto maggioritario ha radici ben solide e profonde sia sul piano politico (dove una alternativa è ben lungi dal mostrarsi all'orizzonte) che sul piano più propriamente strutturale.
Se le cifre fornite dall'Istituto Tagliacarne parlano chiaro, non devono però giungere inaspettate. Esse confermano, infatti, ricerche e analisi note: e basti qui ricordare quelle di Arnaldo Bagnasco, che da tempo (vedi il suo studio, "Tre Italie", ed. Il Mulino, 1977) ci aveva indicato come la tradizionale immagine di un'Italia divisa tra Nord (ricco) e Sud (povero) abbia perso quasi del tutto il suo significato, mentre si viene robustamente delineando una nuova divisione del paese in tre distinte e diversissime aree. All'Italia del Nord-ovest, con la sua solida ma un po' stagnante industria pesante concentrata in poche, grandi imprese da sempre collegate con il potere politico romano, e al tradizionale Mezzogiorno ancora impigliato in una condizione di scarsa dinamicità e subordinato all'assistenzialismo statale fonte di "protezionismo" e di corruzione, si affianca ormai, con una sua autonoma struttura produttiva ed immagine sociale, l'Italia del Nord-est, che nelle sue piccole e medie fabbriche e imprese
esprime una straordinaria, e fino a ieri insospettata, dinamicità e plasticità sociale ed umana.
Questa analisi pone al cattolicesimo politico italiano una sfida inedita e affascinante. L'Italia del Nord-est di ieri, ancora povera e contadina, costituiva il serbatoio privilegiato di un cattolicesimo, culturale prima che politico, dalle catteristiche assai particolari, legate al mondo delle parrocchie e del clero. Ebbene, la "terza Italia" che oggi esibisce la sua forza produttiva e finanziaria ha abbandonato la vecchia DC per offrire il suo consenso prima alla Lega e poi ad un mix, dai confini ancora incerti, di Lega Nord e Forza Italia.
Non sappiamo se il Partito popolare di Buttiglione o i CCD di Casini (più che di Mastella) abbiano nelle loro ambizioni la riconquista di questo antico feudo. In tal caso, la sfida che dovranno affrontare sarà difficile. Il "Triveneto" è giunto ad una fase di decollo strutturale che non potrà non trasformarsi assai presto in decollo anche "culturale". Questo rende prioritario un grande sforzo, da parte di Buttiglione ma anche di Segni e dei CCD, per rimodellare su uno schema "liberista-liberale" il loro progetto politico, con una profonda rielaborazione del pur grande deposito ideale e della tradizione recente e lontana. Non basterà il semplice richiamo all'eredità della DC per rinnovarne i fasti e proiettare le forze che ad essa si richiamano alla conquista o riconquista dei territori perduti. La sfida, che del resto ci pare già sia stata almeno parzialmente colta dai più lucidi e dinamici tra questi cattolici, è di estremo interesse. Dal suo esito dipende l'avvenire politico del paese.
Angiolo Bandinelli