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Europa e Asia

L'INQUIETANTE ALLEANZA DELLE REPUBBLICHE AUTOPROCLAMATE

da Internazionale, 6 agosto 1994

articolo di Azer Mursalev da Moskovskie Novosti

Nasce un nuovo asse di piccoli Stati che si estende dai Balcani al cuore del Caucaso. Contro le attuali frontiere e i grandi paesi.

"Repubblica del Dnestr", "Repubblica serba di Krajina", Crimea, Alto Karabakh, Ossezia del Nord e del Sud: dai Balcani al Caucaso c'è oggi un gran numero di repubbliche non riconosciute dalla comunità internazionale. Un domani questi "stati nani" potrebbero diventare uno strumento di pressione nei confronti dei paesi vicini.

La grande importanza del conflitto giuridico tra Crimea e Ucraina, che ha portato la penisola sull'orlo della guerra, ha fatto passare quasi inosservato un altro avvenimento che si è verificato a Simferopol la vigilia del giorno in cui la crisi è precipitata. Eppure si trattava di un avvenimento di grande importanza, e cioè della creazione "dell'Assemblea dei popoli spiritualmente vicini".

L'imprecisione di questa definizione e delle dichiarazioni di questo movimento, non deve confondere. I suoi partecipanti hanno dichiarato che "il movimento è un'organizzazione internazionale il cui scopo principale è quello di ridar vita a uno spazio culturale e spirituale". In realtà, la vaghezza di questa affermazione nasconde l'ambizioso progetto di creare un nuovo blocco politico che riunisca il cosiddetto "mondo cristiano orientale", da Banja Luka ["Repubblica serba" di Bosnia] a Vladivostok e da Murmansk ad Addis Abeba. La grande varietà di confessioni religiose si spiega con la composizione del movimento. A Simferopol, infatti, hanno preso parte ai lavori dell'Assemblea i rappresentanti dell'Armenia, della Russia, dell'Ucraina, della Repubblica federale jugoslava [Serbia e Montenegro], della "Repubblica serba di Krajina" [Croazia], dell'Ossezia del Nord [Russia], dell'Ossezia del Sud [Georgia], dell'Alto Karabakh [Azerbaigian] e della "Repubblica del Dnestr" [Moldavia]. Anche l'Etiopia era presente in

qualità di osservatore.

La definizione di "mondo ortodosso" è in questo caso troppo restrittiva. Un criterio del genere escluderebbe, ad esempio, gli armeni, che sono stati tra i promotori del movimento e che non sono ortodossi ma cristiani monofisiti (dottrina del Quinto secolo, sopravvissuta in alcune confessioni religiose orientali, che afferma l'unione dell'elemento divino e umano nella persona di Gesù Cristo, ndr). Inoltre, anche se i rumeni e i georgiani sono ortodossi, gli abitanti della "Repubblica del Dnestr" e delle due Ossezie sono ben lontani dall'essere in cordiali rapporti di amicizia. D'altro canto gli stessi confuciani e mormoni possono, qualora la situazione lo richieda, essere "spiritualmente vicini".

Tutto ciò fa capire il carattere essenzialmente politico, e non culturale o spirituale, di questa nuova unione. In questo senso l'essenziale è che "l'Assemblea dei popoli spiritualmente vicini" sia divenuta il primo blocco legale caratterizzato da entità statali non riconosciute (o non del tutto) dalla comunità internazionale. E' interessante notare come solo queste entità, compresa la "Repubblica serba di Krajina" formazione politica simile alle repubbliche autoproclamate seguite al crollo dell'Unione Sovietica , fossero rappresentate da delegati di alto livello (in occasione del precedente incontro a Belgrado avevano partecipato anche i rappresentanti della "Repubblica serba" della Bosnia). Gli Stati "normali", soggetti di diritto internazionale, come la Russia, l'Ucraina o la Repubblica federale jugoslava erano rappresentati da delegati di organizzazioni o da uomini politici qualunque.

L'alleanza delle repubbliche autoproclamate (quasi tutte apparse all'epoca dello scontro tra il Soviet supremo dell'Urss e le repubbliche sovietiche ribelli che proclamavano la loro sovranità) segna la nascita di un nuovo asse di piccoli Stati non riconosciuti che si estende dai Balcani al cuore del Caucaso. La maggior parte di questi ha già concluso accordi bilaterali con lo scambio di esperienze reciproche e talvolta anche di armi e di soldati. La stabilizzazione delle relazioni tra i "grandi" Stati comporterebbe la morte di tutte queste piccole entità statali. Questi ultimi non hanno perciò interesse alla normalizzazione della situazione politico internazionale e al mantenimento delle attuali frontiere, la cui intangibilità è stata proclamata dall'Atto finale della conferenza di Helsinki nel 1975.

I "nani" sono ormai da diverso tempo un potente strumento di pressione nei confronti dei paesi più grandi intorno ai quali gravitano; in particolare nei riguardi della Russia dove i rappresentanti di questi piccoli Stati trovano alleati tra i revisionisti più radicali. A questo proposito il fatto che il forum istitutivo si sia tenuto in Crimea non è certo casuale. Il presidente della penisola, Jurij Mechkov, è uno dei membri del comitato organizzativo del movimento e promotore della creazione dell'Assemblea. Una ripresa della tensione in Crimea permetterebbe all'opposizione nazionalpatriottica di rafforzare la sua posizione in Russia e ai non riconosciuti di allontanarsi ulteriormente dalle rispettive "metropoli".

Ma gli "spiritualmente vicini" non hanno intenzione di limitarsi solo alla costituzione di questa Assemblea. Il leader dell'Alto Karabakh, Robert Kotcharian, ha dichiarato che "un'organizzazione di Stati non riconosciuti" sarà presto creata e l'Onu e la Csce dovranno tenerne conto. Le organizzazioni di questo tipo rappresentano chiaramente una sfida per il "mondo di Helsinki" che non le aveva assolutamente prese in considerazione. Una sfida che prima o poi sarà costretto a raccogliere. Infatti, fare come se la "coalizione dei non riconosciuti" non esistesse significherebbe, in ultima analisi, accettarli e riconoscere l'esistenza di "buchi neri" che, nello spazio politico mondiale, sfuggirebbero al controllo di qualunque organizzazione giuridica internazionale. Le conseguenze sono facilmente prevedibili, anche per un politico del tutto sprovvisto di immaginazione.

L'altro aspetto importante della questione concerne il diritto internazionale. Fino a poco tempo fa quasi tutte le repubbliche non riconosciute sottolineavano il loro attaccamento ai "principi del diritto internazionale" e fondavano la loro sovranità sul diritto all'autodeterminazione dei popoli, ignorando completamente il principio di integrità territoriale. Adesso gli "spiritualmente vicini" cominciano a far uso di entrambi i principi: il primo in loro favore, il secondo in sfavore degli "spiritualmente lontani" (albanesi del Kosovo, turchi ciprioti, tatari della Crimea, ceceni tutte popolazioni musulmane). Così, sarà molto improbabile che la Cecenia o la "Repubblica turca di Cipro del Nord" diventino membri dell'organizzazione.

Tuttavia, poiché l'applicazione dei due principi internazionali è contraddittoria, la loro forza si indebolisce. Il trattato di Helsinki è il prodotto di un "mondo di Yalta" che si è logorato in una sfrenata corsa agli armamenti. La rinuncia dei due grandi blocchi alla guerra come mezzo per la risoluzione delle controversie è il frutto di un accordo. Buono o cattivo che sia, questo accordo, fissando i "limiti della decenza", ha permesso alla politica internazionale di funzionare sulla base della divisione tra ciò che è "bene" e ciò che è "male". Aggressione, separatismo, terrorismo e violazione dei diritti dell'uomo erano "male". Disarmo, pace anche molto ingiusta erano "bene".

Ciascuno, ovviamente, interpretava queste nozioni in modo personale e a seconda dello sviluppo concreto della situazione. Malgrado ciò nessuno ha osato trasgredire in modo troppo smaccato le "regole del buon gusto internazionale". Non è un caso se, in occasione dell'ultimo incontro in Crimea degli "spiritualmente vicini", la delegazione greca e cipriota erano assenti. Queste ultime, infatti, riconoscendo il diritto all'autodeterminazione della Crimea, della "Repubblica del Dnestr", dell'Alto Karabakh e delle comunità serbe della Croazia e della Bosnia, si trovano oggi in una posizione ambigua davanti alla "Repubblica turca di Cipro del Nord", anch'essa frutto di un'autoproclamazione.

Ma anche in altri paesi la situazione è ambigua. In Ucraina, ad esempio, questa situazione confusa potrebbe portare, per "allontanamento spirituale", allo scisma della popolazione cattolica (la parte occidentale del paese). La Repubblica federale jugoslava si ritrova al suo interno due "corpi estranei": il Kosovo albanese e la Vojvodina ungherese, per non parlare poi del Sangiaccato musulmano. A tutto ciò si aggiunga, inoltre, la Russia con le sue numerose entità autonome.

Non è escluso che la conseguenza di tutto ciò sia un rafforzamento dei vincoli tra le "metropoli". Rafforzamento che potrebbe portare alla costituzione di una controalleanza formata dall'Ucraina, dall'Azerbaigian, dalla Georgia, dal Kazakistan, dalla Moldavia, dalla Turchia, e così via. Questo potrebbe significare la fine del "mondo di Helsinki" e il progressivo trionfo del diritto del più forte nelle relazioni internazionali.

 
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