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Conferenza Partito radicale
Somma Emmanuele - 27 agosto 1994
Ri: I costi di Internet

Scritto il 19-Ago-94 alle 10:21:11 da F.Benzi:

FB> La mia domanda in sostanza si puo' sintetizzare cosi': collegarsi e far

FB> collegare le persone in rete costa (alle Amministrazioni, ai Centri di Calcolo,

FB> a noi stessi) qualche decina di milioni o qualche decina di miliardi?

Ringrazio F.Benzi per avermi dato l'occasione per portare in questa conferenza

così importante - i cui interessi spaziano su argomenti sicuramente più

"profondi" - un problema che mi interessa molto da vicino: la telematica

sociale, i suoi costi e i suoi diritti, e come questa possa o meno "generare"

una "vera" democrazia "elettronica".

La Conferenza Community Network su questo stesso sistema è in breve diventata

il punto di riferimento di una discussione complessa ed articolata in questo

campo e dal confronto delle moltissime visioni diverse che vi sono via via

confluite si può dire che rispecchi un po' tutte le "anime" del discorso.

La recentissima creazione, poi, di una Associazione italiana (ALCEI -

Associazione per la Libertà della Comunicazione Interattiva) - in collegamento

con un attivissimo organismo internazionale (EFF - Electronic Frontier

Foundation) - dimostra come l'argomento sia tutt'altro che sterile.

Non ho il tempo di ripercorrere la storia delle "reti", ma ci tengo a

sottolineare che oltre a quelle "istituzionali" - confluite lentamente nella

Internet moderna (sullo standard tecnico rfc822) furono sostanzialmente prima

militari, poi universitarie e governative, finanziate con una quantità

spaventosa di denari pubblici - c'è una "telematica diversa", costruita sulle

capacità personali e sulla caratteristica peculiare dell'informatica: la reale

possibilità di una ricerca individuale ed indipendente.

La "prima" telematica - con apporti finanziari pubblici indescrivibili -

grazie all'orientamento dei suoi fini - educativi o militari, e quindi di

"spreco" di risorse - ha convissuto con un modello di sostentamento distribuito

secondo una unica legge di spesa: I carry your load you carry my load (Io porto

il tuo carico, tu il mio). Ovvero ogni nodo di smistamento - a meno di non

essere terminale - è *obbligato* a sostenere i costi di trasferimento di tutte

le informazioni che "passano" attraverso i propri collegamenti. Questo

significa anche che avere dei nodi sottostanti implica dover trasferire

maggiori quantità di dati e, non potendo controllare la proliferazione dei nodi

sottostanti a quelli direttamente collegati, si rischia di vedere il proprio

traffico superare limiti astronomici senza poterlo assolutamente controllare.

E sopratutto senza la possibilità fisica di proporre un controllo pubblico

minimamente valido.

La "seconda" telematica - di solito autofinanziata - adotta, di volta in

volta, modelli di sostentamento e di smistamento delle informazioni, di accesso

quantomai diversificati. Si passa da sistemi simili ad internet, o ancora più

centralizzati (es. fidonet), a sistemi di cost sharing, a sistemi di rimborso

forfettario o ad un salutare "isolamento" dalle reti e quindi dai costi di

trasferimento (anche agorà adotta questo sistema).

In Italia il peso politico dei sistemi "Internet" (ovvero sostanzialmente

universitari) è preponderante - sebbene il suo contributo alla alfabetizzazione

telematica di massa sia stato irrilevante - ed è dovuto, oltre alla contiguità

con il mondo accademico (e possiamo immaginare questo cosa voglia dire), anche

al fatto che esiste l'urgente necessità da parte dei grossi centri di calcolo

universitari di riciclare le proprie attrezzature obsolete fornendo un servizio

per loro "semplice" e di massa. D'altro canto l'"altra telematica" non ha

saputo (ancora) capire quanto centrale fosse la propria esistenza.

Le mosse del CINECA emiliano, del CNUCE toscano e del CSI piemontese - che

sono i tre più grandi consorzi parastatali di calcolo elettronico -

costruiscono questa tattica di "auto-riciclaggio", inserendola in una strategia

più ampia che potrebbe avere tristi premonizioni nelle ultime mosse del governo

Ciampi nel campo delle telecomunicazioni.

La tesi che sembra si voglia "imporre" - ex-cathedra - è quella che fornire

"connettività" (ovvero l'accesso a sistemi automatici di smistamento delle

informazioni) a prezzi sostenibili sia - solo questo - indice di una

"raggiunta" democrazia elettronica. L'esperimento "Iperbole" di Bologna questo

dice e di più fa intendere.

Fermo restando che io consideri l'esperimento di Bologna interessantissimo,

fornire connettività Internet a spese dello stato non risolve - neppure

lontanamente - l'intera questione. E per tutta una serie di questioni tecniche

prima che politiche. Gli esempi sono tanti, primo tra tutto l'impossibilità di

crittografare il contenuto dei messaggi, e la mancanza assoluta di garanzie

sulla riservatezza dei messaggi personali.

Infine la presenza di una "netiquette" - sorta di legge "etica" della rete -

pretende tutta una serie di comportamenti "morali", con tutto quello che ne

può conseguire.

Insomma se da una parte i costi di Internet sarebbero assolutamente fuori

controllo, dall'altra il servizio "di democrazia elettronica" sarebbe

quantomeno dubbio.

Il passo successivo poi - che già si intravede data la attuale presenza di

forti pressioni in tal senso - è la regolamentazione dei sistemi telematici

verso degli alti standard di qualità - con costi improponibili per un singolo e

per la telematica sociale in genere.

Il problema è molto complesso e sebbene - rispetto alla domanda posta - si

possa, senza ombra di dubbio, rispondere comunque con "qualche decina - forse

anche centinaia - di miliardi", la risposta non racchiude certamente la neppur

minima soluzione a tutta quella serie di istanze di cui pur si dovrebbe

assolutamente parlare e invece qualcuno si ostina ad evitare.

Emmanuele

* Emmanuele Somma * E.Somma@agora.stm.it * +39-50-574379 *

--- MMMR v3.30unr

 
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