E morto a Parigi, dove viveva dal 1974, Vladimir Emelianovich Maximov: uno dei maggiori scrittori russi di questo secolo, esponente di prestigio del movimento del dissenso, fondatore e direttore della rivista russa internazionale "Kontinent"; e amico del Partito Radicale, del quale aveva preso parte nella seconda metà degli anni Ottanta a Congressi ed altre iniziative. Negli ultimi anni, si sentiva spesso angosciato dal disastro in primo luogo sociale ed umano del suo Paese, per la cui libertà si era a lungo battuto.
Lo avevo conosciuto a Parigi, nel 1985, presentandogli il Partito Radicale ed ottenendo da lui l'impegno a sostenere le iniziative per l'affermazione di coscienza, a partire dal processo ad Olivier Dupuis allora in corso in Belgio. Successivamente, Vladimir Maksimov era intervenuto al convegno internazionale di Roma del marzo 1987 su "Diritti umani e dissenso nell''era di Gorbaciov'" (dove rendemmo noto il "Manifesto di Roma dei dissidenti" e per la prima volta al mondo alcuni di essi vennero intervistati dalla TASS), ai Congressi del Febbraio 1987 a Roma e del Gennaio 1988 a Bologna, al convegno di Roma dell'Ottobre 1990 su "La crisi delle nazionalità dell'URSS - rinnovamento o guerra civile" (dove fondammo il "Club di Roma per la concordia fra le nazionalità"); il 17 di quello stesso mese partecipò alla tavola rotonda sul federalismo in Unione Sovietica, presieduta da Marco Pannella, con la quale inaugurammo il salone della nuova sede del partito.
Con Vladimir Maksimov - ed insieme con Leonid Pljusc e Vladimir Bukovsky, e con Maria Teresa Di Lascia - visitammo nell'Aprile del 1987 nel carcere romano di Rebibbia gli allora detenuti per reati di terrorismo Sergio D'Elia, Luca Frassineti, Alberto Franceschini ed altri. Fui commosso dell'intensità della sua commozione. Ne nacquero, fra le altre cose, un durissimo attacco della "Pravda" ed una sua risposta, dallo stesso titolo di una delle più celebri opere di Dostoevskij.
Nel Novembre del 1987, volle che Marco Pannella ed io intervenissimo a Parigi al Forum internazionale su letteratura e dissenso da lui organizzato: ricordo ancora la gioia di Vladimir Maksimov per l'intervento di Marco, al quale in quell'occasione "Kontinent" dedicò una lunga intervista.
Era nato nel 1932. Ragazzo dal carattere difficilissimo, trascorse alcuni periodi in colonie di rieducazione; quindi esercitò moltissimi mestieri un po' in tutta la Russia. Nel '56 uscì la sua prima raccolta di versi, "Una generazione che sta di sentinella"; nel '61 il primo romanzo, "Noi fecondiamo la terra"; nel '62 "E' vivo l'uomo". Dopo successi anche teatrali, i successivi romanzi I sette giorni della creazione" e "La quarantena" vennero vietati dalla censura e divennero celebri nel samizdat ed all'estero. Nel 1973 venne espulso dall'Unione degli Scrittori Sovietici. L'anno dopo ottenne l'autorizzazione a recarsi in Francia per motivi di studio: privato della cittadinanza sovietica, non sarebbe tornato in Russia fino al crollo del sistema. In Francia portò a termine il romanzo "Addio da nessun luogo", dedicandosi poi soprattutto alla direzione di "Kontinent".
Come altri intellettuali russi dell'emigrazione, rifiutò sempre di imparare il francese. Ricordo inoltre il suo vitale, talvolta apparentemente cupo senso dell'umorismo, i periodi di depressione, le lunghissime conversazioni anche notturne, l'inclinazione alle grandi bevute in alcuni momenti. Ricordo, infine, il senso di una personalità grande, con debolezze e capacità straordinarie; affascinante come pochi altri.
Addio, Vladimir Emelianovich. Sei fra coloro che maggiormente vorrei, un giorno oppure al di fuori del tempo, incontrare ancora.