Sarajevo, la Bosnia, l'ex Jugoslavia.I recenti interventi sull'argomento obiezione di coscienza nella repubblica russa danno il polso delle difficoltà del Partito radicale. Difficoltà che sembrano purtroppo essere di identità, di senso dell'associarsi ad un partito politico prima di tutto transnazionale. Sembra quasi si stia man mano perdendo il senso dell'ambizioso progetto del partito transnazionale per ritornare ad un insieme di isatnze -più che legittime- locali, rendendo così il Partito radicale stesso una federazione di associazioni e/o partitini nazionalregionali.
Ben venga l'attività di militanti radicali impegnati ognuno nel proprio paese a far approvare leggi che affermino i principi della nonviolenza, dell'antiproibizionismo, della laicità, dell'ambientalismo etc etc etc.
Ma il Partito radicale transnazionale non può essere la diffusione a pioggia del vecchio partito radicale italiano in ogni luogo ove vi siano qualche decina di militanti, non può essere il riproporre la propria storia ciclicamente e ripetitivamente.
Ci rendiamo conto di quanto sta accadendo in questi giorni, in queste ore, adesso, in Bosnia? Ci rendiamo conto che questa notte i serbobosniaci proteggeranno i loro depositi di armi con i corpi dei militari ONU per poter poi domani sparare con quelle stesse armi sulle città bosniache, per conquistare, stuprare, aggredire? Ci rendiamo conto che parte dell'impotenza dell'ONU deriva dalla posizione russa e dall'incapacità e non volontà degli altri paesi di reagire a questa posizione?
Insomma, qualcuno ha chiaro il ruolo giocato oggi, ieri e l'altro ieri dalla Russia in questo sporco schifosissimo massacro?
Davvero oggi a Mosca il Partito radicale transnazionale non trova niente di meglio da fare che litigare al proprio interno su una legge più o meno buona?
Davvero è questa la politica transnazionale?
Ma allora, perché esiste il partito transnazionale???
Spero solo sia un difetto di comunicazione.