"E' solo l'inizio, attenti all'ottimismo"
di Umberto de Giovannangeli.
(l'Unita', 9 settembre 1995)
"A Ginevra e' stato compiuto un importante passo avanti in direzione della pace in particolare per quel che concerne il reciproco riconoscimento di Belgrado e Sarajevo, ma starei molto attento a parlare di _svolta_. Perche' sul tappeto restano ancora da risolvere due questioni decisive: una precisa definizione della spartizione territoriale - che non riguarda solo la percentuale di territorio - e, soprattutto, la reale possibilita' di tenere in vita un "mostro" istituzionale quale quello adombrato a Ginevra".
A sostenerlo e' l'ambasciatore Sergio Romano. "I Raid della NATO - aggiunge - hanno centrato il loro obiettivo quando questo era costringere i serbo-bosniaci a sedere al tavolo delle trattative. Successivamente, pero', la guerra e' stata al servizio della volonta' USA di imporre il loro piano di pace, di ridisegnare a suon di bombe la cartina geografica della Bosnia. E questo disegno rischia di creare piu' problemi di quelli che e' riuscito a risolvere"
l'Unita': Quali sono i punti piu' significativi dell'intesa di Ginevra e quali invece i lati oscuri da chiarire?
Romano: E' indubbio che a Ginevra si sia compiuto un importante passo avanti sulla strada della soluzione diplomatica. Nessuno infatti puo' disconoscere la rilevanza del riconoscimento da parte di Belgrado dell'esistenza della B.E. come entita' statuale e il contestuale riconoscimento da parte del governo di Sarajevo dell'esistenza di una repubblica serba sul territorio bosniaco. Questo reciproco riconoscimento e' un "buon inizio" ma per parlare di una svolta irreversibile occorre risolvere due grandi problemi.
l'U.: Quali sono i nodi non sciolti a Ginevra?
R.: Una prima questione riguarda la ripartizione territoriale che e' ancora tutta da definire. L'altro problema e' rappresentato dal modo in cui si pensa che possa funzionare una realta' politicamente e istituzionalmente cosi' eterogenea come quella prospettata a Ginevra. Ci troviamo di fronte ad uno stato inedito, eterogeneo e "zoppo", una parte della quale e' costituito da un'entita' federativa (quella croato-musulmana) la cui tenuta e' inprospettiva tutta da verificare ed un secondo pezzo, la "repubblica serba di Bosnia" che prima o poi dovra' federarsi con cio' che resta della Jugoslavia. E un analogo processo e' prevedibile per la formazione croato-musulmana nei riguardi della Croazia. Insomma delle due l'una: o questo "bi-stato" e' un artificio a fin di bene tirato fuori dagli USA per mettere un freno all'escalation militare e ai massacri civili (oltre che recuperare la sua leadership sull'Europa) e allora tutto funziona; oppure qualcuno crede che questo "mostro" istituzionale possa resistere nel temp
o e allora non avremo fatto che rinviare la sanguinosa, definitiva resa dei conti. Naturalmente spero che si tratti di un artificio a fin di bene, ma perche' esso possa tenere ha bisogno della complicita' generale, in primoluogo dei contraenti. Tutti debbono sapere che stanno dicendo una cosa per poi farne un'altra: un'ipocrisia tacitamente accettata sapendo bene che dietro l'angolo vi e' ben altro che questa sorta di stato zoppo, vale a dire un legame delle due entita' con Zagabria o con Belgrado.
L'U.: Facciamo un passo indietro. Da piu' parti sis sostiene che il miracolo di ginevra venga dal cielo, dagli arerei Nato che avrebbero ridotto a piu' miti consigli i serbo-bosniaci. E' di questo avviso?
R.: Sul piano delle finalita' politiche occorre parlare di due fasi dei raid Nato. All'inizio l'intenzione era duplice: punire i serbo-bosniaci per un'azione che aveva sconvolto l'opinione pubblica internazionale e al contempo costringere Mladic e Karadzic a sedersi seriamente al tavolo del negoziato. Successivamente pero' i raid hanno cambiato carattere, sono stati al servizio del disegno statunitensa. L'obiettivo dichiarato era di far arretrare le artiglierie serbo-bosniache, ma in realta' il vero obiettivo era di prefigurare sul campo la soluzione politica che gli Usa intendevano imporre alle parti. (...) Ritengo un grave errore pensare di poter costruire a colpi di bomba la nuova carta geografica della Bosnia.
L'U.: Non era possibile giungere prima a questa intesa?
R.: La diplomazia non ha fatto altro che registrare cio' che sul campo si era determinato. Le armi hanno portato alla scomparsa delle "macchie" della Krajina, di Srebrenica e Zepa. Il territorio e' divenuto piu' compatto. Ginevra ha preso atto di questa realta' trasferendola su un foglio di carta.