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Gull Paolo - 12 settembre 1995
Il sapore amaro della pace
Alija Izetbegovic

(L'Unita', 12.9.95)

Venerdi' scorso, a Ginevra, i ministri degli Esteri di B.E., Croazia e Serbia hanno concordato alcuni dei principi di base della pace futura in B.E. Non e' stato firmato nulla ma e' stato concordato qualcosa e cio' sara' il punto di partenza per la continuazione del negoziato. Tentero' di esporvi il mio giudizio personale a riguardo. Si e' trattato di un classico compromesso, ed ogni compromesso porta con se' un sapore amaro. Cosa e' stato concordato a Ginevra? Le cose importanti possono essere riassunte in due punti: 1) la B.E. continua ad esistere come strato integro e sovrano, membro dell'ONU e nei confini riconosciuti internazionalmente. 2) la B.E. in futuro sara' composta dalla Federazione della B.E. e dalla Repubblica serba, con un rapporto interno del 51 e del 49% in favore della federazione.

I Serbi hanno, dunque, dovuto accettare e riconoscere lo Stato di B.E. contro il quale hanno combattuto e noi abbiamo dovuto accettare la loro repubblica creata con l'aggressione. In piu' loro hanno dovuto accettare il rapporto territoriale interno di 51 a 49 che all'inizio rifiutavano categorcamente, e nello stesso tempo non potranno confederarsi con la Serbia. Perche' abbiamo accettato questo compromesso? La risposta e' semplice, per far finire la guerra. Ci sono state gia' troppe disgrazie, troppe sofferenze del popolo ed ogni nuovo giorno di guerra porta nuove vittime e nuovi invalidi. La popolazione scacciata all'estero sta perdendo la pazienza ed il numero dei profughi non sta diminuendo ma crescendo. Cosi' come sta crescendo il numero di case e fabbricche distrutte. In caso di continuazione della guerra le prospettive sono incerte perche' il mondo ci sta chiaramente dicendo che abbiamo il suo supporto per la pace ma non per la guera. In caso di rifiuto di una pace che il mondo considera ragionevole l'

embargo alle armi quasi sicuramente non verra' revocato ed e' anche possibile una pressione su chi ci circonda perche' ci siano resi difficili il rifornimento e la continuazione della guerra. Siccome la guerra e' un processo che mal si controlla e' possibile in ogni momento una escalation che introdurrebbe la Serbia in guera, poi la Russia etc. In caso di un tale sviluppo degli eventi viene messo in gioco tutto e si puo' perdere tutto.

Il comportamento dell'Occidente non e' senza logica come spesso viene detto. Questo comportamento e' stato definito e continuera' ad esserlo dagli interessi di alcuni paesi, ma ancor di piu' da un fatto che si vede poco e di cui si parla meno: la paura delle bombe atomiche russe. Oggi questa paura e' maggiore di quella che esisteva al tempo della Unione Sovietica. Allora le bombe erano sotto controllo, oggi sono possibili sorprese sgradevoli di tutti i tipi. Questo fatto che hanno in mente gli occidentali e di cui non amano parlare viene continuamente dimenticato dai nostri analisti. Pero' esso sta sempre dietro a questo comportamento "incomprensibile" dell'Occidente. Sara' ancora cosi' e deve essere tenuto in considerazione. Il mondo e' come e' e non possiamo cambiarlo. Quello che possiamo fare e' conoscerlo e non chiudere gli occhi davanti ai fatti.

Cosa otteniamo con questa pace amara?

Tentero' un elenco:

1. la federazione ottiene un alotro 15% di territorio bosniaco (...). Poi un collegamento territoriale con Goradze(...). Ottiene molto probabilmente Sarajevo che non diviene una citta' divisa. E dico probabilmente perche' non e' completamente sicuro ed e' una nostra condizione alla quale non possiamo rinunciare.

2. sul territorio cosi' allargato possono tornare tutti i nostri profughi che potranno iniziare una vita normale.

3. invece degli aiuti umanitari riceveremo un aiuto economico per la ricostruzione (...). Allo stesso modo inizierebbe una cura sistematica per gli invalidi (...)

4. Infine da queste basi potrebbe aver inizio il processo di reintegrazione pacifica della parte della B.E. ora sotto il controllo dei cetnici. Sara' questo il difficile compito delle prossime due generazioni, ma le due condizioni sarebbero create: primo lo stesso principio della Bosnia unita da tutti accettato(...), e , secondo, la parte difesa della B.E. costituita attualmente dalla federazione, in cui bisogna e si puo' realizzare un grado e ritmo significativo di sviluppo politico ed economico. La prima e' condizione formale la seconda reale. Se sapremo usarle dipende anche da noi: chi siamo e se siamo in grado di realizzare in questa parte di Bosnia un moderno stato democratico chevincera' il buio dei pezzetti sparpagliati della cd. repubblica serba.

C'e' solo un'alternativa: la continuazione della guerra per riunire la Bosnia con una vittoria militare. Possiamo otenerla, e a quale prezzo? Quanti altri morti, mutilati, profughi per scelta o costrizione? Noi siamo un piccolo popolo. Dove sono i confini di questo popolo? Non ci siamo trovati d'accordo che la guerra distrugge l'essenza stessa della Bosnia e che solo la pace la puo' salvare? Non siamo forse d'accordo che la continuazione della guerra giova ai criminali di Pale? La pulizia etnica e' la cosa che sta uccidendo la Bosnia. Guardate come siamo andati indietro in questo senso dopo i crimini di Zepa, Srebrenica, Banja Luka. Nonostante i successi della nostra armata, la Bosnia come comunita' multinazionale oggi e' piu' lontana da se stessa di quanto lo era un anno fa. La continuazione della guerra non agira' forse allo stesso modo di come ha fatto fino ad ora? Ciononostante se ce ne sara' bisogno combatteremo, ma allora dovremo essere sicuri che non c'era altra scelta.

Alija Izetbegovic

 
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