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Conferenza Partito radicale
Partito Radicale Paolo - 23 settembre 1995
Samdong Rimpoche

Ho tradotto e trascritto il lungo colloquio che ho avuto con Samdong Rimpoche per Radio Radicale.

E ho dato un titolo a questo colloquio/intervista, un titolo che mi sembra molto appropriato.

Paolo P.

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FAI QUEL CHE DEVI, ACCADA QUEL CHE PUO'

PP: Abbiamo l'onore di essere qui con il Prof. Samdong Rimpoche, il Presidente del Parlamento tibetano in esilio. Il nome del Prof. Samdong Rimpoche è noto agli ascoltatori grazie alle trasmissioni mandate in onda in questi mesi sulla questione tibetana. Il Prof. Samdong Rimpoche è una delle personalità tibetane più eminenti.

Lei ha avuto nel corso di questa sua visita alcune importanti occasioni di contatto con la popolazione italiana, e soprattutto importanti occasioni di incontro con autorità politiche e istituzionali. Inizierei questo colloquio chiedendole una impressione generale su questi incontri politici.

SAMDONG RIMPOCHE: E', questa, la mia prima visita in Italia, nonostante noi abbiamo molti amici e sostenitori in Italia, che non avevo mai incontrato personalmente. La Provincia di Terni mi ha invitato in occasione del 50. anniversario delle Nazioni Unite. Non sapevo che avrei avuto l'opportunità di vedere così tante persone in questa occasione, e quindi sono venuto senza a questo essere molto preparato. Ma giunto qui ho realizzato che la mia visita sarebbe stata così organizzata da farmi avere incontri con molti importanti politici e istituzioni politiche e persone rappresentative. La mia visita alla Provincia di Terni è stata una esperienza politica particolare, perché pur essendo una piccola provincia, coloro che vivono in quella zona sono molto recettivi rispetto alla causa tibetana, e sopratutto i più giovani, con i quali ho vissuto momenti di interazione e dialogo che sono stati molto coinvolgenti. Nello stesso tempo ho incontrato il Prefetto della stessa provincia, i consiglieri, il presidente, il sin

daco e il vescovo di Terni, e ho trovato tutti molto interessati e vicini, cosa che mi ha incoraggiato.

Quindi ho visitato Roma due volte durante il mio soggiorno in Italia, e durante la mia duplice visita a Roma alla Camera dei Deputati ho incontrato il vicepresidente e l'ufficio di presidenza allargato della Commissione Esteri, e lì abbiamo avuto un ottimo dibattito e sono stato molto soddisfatto dei risultati della mia visita.

PP: Lei ha una grande esperienza di incontri e contatti di alto livello in tutto il mondo. Si tratta di un'opera e di tentativi per rendere più centrale la causa del Tibet. Cosa accade quando Lei incontra i suoi colleghi, politici ed esponenti di governo in altri paesi, come in Italia in questi giorni?

SR: Come ho accennato, sono stato molto soddisfatto e ho tratto ottime impressioni da tutti coloro che ho incontrato; perché per lo più, quando incontro persone di alto livello essi sono cauti, diplomatici negli incontri, e non aperti, né amichevoli. Ogni parola che emettono è molto curata, esaminata e valutata. Tutti gli amici italiani che ho incontrato in questi giorni sono stati invece molto aperti e sembravano molto sinceri. Ho quindi una grande speranza che possiamo fare delle iniziative molto efficaci nel parlamento italiano e nell'opinione pubblica italiana. Si sono mostrati sinceri e aperti, e non diplomatici. Abbiamo parlato e le conversazioni si sono svolte in modo molto amichevole senza alcuna delle formalità della diplomazia e della cautela. E questo è molto incoraggiante per me.

PP: Durante la sua conferenza stampa sono stato molto impressionato - e come me credo molti - da una frase che lei ha pronunciato: "paghiamo il prezzo di non usare mezzi violenti o terroristici; la nostra causa non catalizza molta attenzione nel mondo forse perché ci manteniamo fermi sulla nonviolenza". Da radicale vorrei dire che questa sua frase dovrebbe essere stampata a caratteri capitali e distribuita... Questo è uno dei problemi della situazione attuale del pianeta. E dunque, come possiamo noi aiutare e rafforzare la vostra nonviolenza, perché possa vincere?

SR: Il problema di oggi ovunque nel mondo è quello del confronto tra violenza e nonviolenza. Molti dei problemi del mondo sono prodotti da atti di violenza diretta o indiretta; e violenza crea violenza. E così nessun problema può trovare soluzioni stabili e durevoli. Dobbiamo dunque comprendere che soltanto il metodo nonviolento è il metodo adeguato, che può recare ad una soluzione stabile, permanente e durevole per tutti i tipi di problemi. E questo metodo non deve essere usato dalle persone che non lo comprendono. Quel che ho detto nella conferenza stampa è che dobbiamo essere un po' pazienti, i metodi nonviolenti non attraggono subito l'attenzione pubblica, ma lentamente sì, e quel che provocano nella attenzione pubblica è attenzione genuina di vicinanza e durevole. Perché noi, persone impegnate nella nonviolenza, siamo in qualche modo innocui, così come di nessun beneficio per gli altri, nell'immediato. Non tutti notano immediatamente ma quando lo fanno, lo fanno con piena genuinità, e con piena serietà

. Per questo motivo dovremo essere pazienti, aspettare e fidare sul nostro impegno. Ciò coinvolgerà qualche attenzione delle persone. Ogni giorno dobbiamo chiedere alla gente di uscire apertamente ed esprimere solidarietà per le persone nonviolente, e per le azioni nonviolente. In genere, nel mondo, la maggior parte delle persone sono dalla parte della nonviolenza; ma non sono molto attivi, non parlano, non esprimono questo in modo efficace. Dobbiamo dire loro di evitare atti violenti, perché la violenza finisce per aiutare gli aggressori e i violenti. E dovremo opporci a tutti coloro che vorranno dare vita ad atti di violenza diretta o indiretta usando il sentimento dell'amore, non con sentimento di odio. Con sentimenti di amore e affetto dobbiamo opporci molto fermamente e con forza alle loro azioni violente. E così possiamo consolidare lentamente la forza della nonviolenza.

PP: Lei ha proposto una grande azione alla gente tibetana, il Satyagraha. Ci può spiegare cosa significa?

SR: Satya significa Verità in Sanscrito, e agraha significa insistere, affermarla.

Oggi c'è gente che soffre di assenza di verità, e anche se sono nella verità non insistono su quella verità, o in quella realtà; e ciò comporta molte negative conseguenze. e avvenimenti e cambiamenti negativi. Per esempio, il popolo tibetano è fondamentalmente religioso e nonviolento, ma negli ultimi 100 anni circa questo impegno nella verità e impegno nella nonviolenza è stato in molti modi e per molte ragioni deteriorato, e non possiamo recuperare i livelli dei nostri standard, come sarebbe necessario per il livello di una nazione, o di un gruppo etnico. Questa è la causa della occupazione cinese, e la Cina ha occupato il Tibet con molta facilità, e i Tibetani hanno sofferto negli ultimi 45 anni un grave danno.

Ora avremo da comprendere cosa sia la verità, e dovremo affermarla, quali che siano le difficoltà che dovremo affrontare. E' soltanto con l'affermazione della verità che potremo recuperare quanto è stato perduto. Questo è ciò che credo, e sto dicendo ai cittadini tibetani e al popolo tibetano che oggi dobbiamo comprendere quel che è la verità, e dobbiamo tornare a dedicare noi stessi a quella verità e qualsiasi cosa possa venirci come conseguenza dobbiamo esser fermi in essa, e affermarla. E in questo modo, soli, potremo raggiungere la nostra libertà perduta e la nostra perduta eredità. E la nostra caratteristica pacifica può essere ricostruita in questo modo. Questa è la mia profonda convinzione, e questa convinzione condivido con i miei concittadini.

PP: Cosa possiamo fare noi, fuori dal Tibet? Cosa può essere fatto da coloro che vivono fuori dal Tibet, compresi i Tibetani in esilio?

SR: Coloro che vivono fuori dal Tibet possono fare una grande cosa; potete fare molte cose. In primo luogo potete raccontare alla gente la situazione del Tibet. E potete dire alla gente cinese, o alle autorità cinesi, quanto sia sbagliato quel che fanno in Tibet. E che non hanno il diritto di sopprimere una nazione, di compiere un genocidio culturale e fisico di una nazione: che non è giusto, non è positivo, non è giusto. Dunque, potete educare i cinesi, la gente cinese, potete dire loro, potete rammentare come individui, come gruppi, come partiti, come comunità, come paesi, come parlamenti, potete levare la vostra voce contro l'oppressione cinese, contro quel che stanno facendo in Tibet.

E potete anche educare la comunità internazionale, su quel che sta accadendo. E potete dire quel che è giusto e ciò che non lo è. E potete mandare molte delle vostre energie mentali, alla gente che soffre all'interno del Tibet. Potete mandare molto amore, e affetto a quella gente che soffre, così come alle autorità cinesi. Devono comprendere, devono avere coscienza di giudicare le loro azioni, e i loro stessi atti.

Devono comprenderlo.

Potete inviare loro delle lettere, potete mostrare la vostra solidarietà, al popolo tibetano. E potete organizzare un edificio di pubblica consapevolezza e potete scrivere articoli e informazione ai vari media.

E almeno potete non essere d'accordo come individui, con quello che la Cina sta facendo oggi. E questo non essere d'accordo significa qualcosa per la Cina, così come per il Tibet.

Il disaccordo di un individuo onesto, va rispettato. E potete pregare, potete inviare mentalmente simpatia e amore. E tutte queste cose che potete fare, anche a livello individuale, e come organizzazioni, o come gruppi di persone potete fare molto di più. E il vostro supporto, la vostra solidarietà, la vostra simpatia anche se non si attua in una azione molto aggressiva, anche in questo caso è molto efficace e ha il suo proprio valore.

PP: Guardando alla questione tibetana da un punto di vista, diciamo, occidentale, il vero grande ostacolo ad una sua soluzione sembra essere il fatto che la Cina è un paese in cui abitano un miliardo e duecentocinquanta milioni di persone, potenzialmente acquirenti dei prodotti occidentali. L'opera in favore del Tibet da parte dei governi e delle società occidentali sembra sia bloccata proprio da questo, da interessi economici giganteschi. Come vede questa situazione?

SR: Questo è un grande problema di oggi, ovunque. Ma quel che vorrei dire è che dopo tutto la dignità non può essere valutata sulla base di valori commerciali, da valori economici o di denaro. Per amore del mercato può una nazione o un individuo dimenticare tutti i suoi obblighi e tutte le sue responsabilità morali? Se la risposta è sì, non ho nulla da dire, da aggiungere. Se c'è un piccolo dubbio nella tua mente, in te parte di un grande gioco finanziario; se io, come essere umano, noi come comunità umana abbiamo un po' di quel che è chiamato morale, giustizia, se ciò ha un qualche valore oggi, beh, dovrai pensarci due volte, dovrai scegliere tra il mercato economico e i valori morali e umani. Se scegli soltanto i valori economici, e abbandoni i valori umani e morali sull'altare dei valori economici, non ho voce per appellarmi a te, e tu seguirai la tua strada e io andrò sulla mia. Ma chiunque pensa almeno un po' a un sistema di valori che è estraneo ai valori economici, ad una sorta di morale e di etica;..

Quindi io farei appello a quell'angolo, a quel pensiero, perché se il costo del mercato è la violazione dei diritti della persona, la soppressione di persone e la uccisione e il genocidio di persone, il tuo mercato è molto povero. il tuo mercato esce di scena. Il tuo mercato e tu stesso, usando il tuo mercato, e traendo profitto da quel mercato, tu sei parte e attore di quella ingiustizia, parte e attore di quelle cose negative, sei parte e attore di quel genocidio culturale e fisico. Non potrai dirti innocente, perché stai direttamente o indirettamente approvando e nutrendo ciò.

Per esempio, si dice che i diritti umani non devono interferire nelle relazioni commerciali, e che le relazioni commerciali devono essere separate dai diritti umani. Se li tieni separati troverai anche problemi materiali. Guardiamo alla tutela giuridica dei diritti d'autore: non puoi giungere a compromessi. Possono i diritti umani essere compromessi per amore del commercio, se non puoi scendere a compromessi a proposito dei diritti d'autore?

Stavo dicendo giorni fa ad un mio amico americano che per gli americani il copyright ha molto più valore dei diritti umani, perché i diritti umani sono negoziabili, e il copyright no. E' molto buffo, e se accetti questo, non ho nulla da dire.

PP: Professor Samdong Rimpoche, mi permetta di domandarle una cosa da esponente di una organizzazione politica transnazionale, di un partito politico transnazionale, che ha acquisito lo status di categoria I come Organizzazione Non Governativa nel sistema delle Nazioni Unite - ma lei sa benissimo cosa sia il Partito Radicale... Le chiedo un consiglio, una indicazione: cosa dovrebbe il Partito, i radicali nel mondo fare per la causa del Tibet, che è la causa della democrazia in Cina, e nel mondo? I radicali hanno questa tra le loro massime priorità; ma cosa abltro dovremmo fare e come?

SR: Credo di non avere alcun nuovo consiglio o nuova idea. Quel che state facendo è un lavoro meraviglioso, e dovete continuarlo.

Per questo l'impegno per la giustizia e per la nonviolenza sono molto importanti. E questi due impegni devono essere confermati da ciascuno dei vostri iscritti, e attraverso la conferma di questi due impegni dobbiamo con molta fermezza opporci, quale che sia la forza contro di noi. Non dobbiamo fermarci nell'opporci esplicitamente alla ingiustizia e alla violenza e credo che quindi potremo conseguire pienamente i nostri impegni.

PP: La sua visita in Italia è stata più che una semplice occasione per creare anche in Italia un intergruppo parlamentare per il Tibet. Le chiedo un altro consiglio: con un tale strumento nel Parlamento, e avendo sulla scena mondiale molti di questi strumenti, quali passi avanti dovrebbero consentire e fare questi parlamentari in termini di azione politica?

SR: Il foro parlamentare è molto importante dovunque, nei paesi democratici. Oggi la vasta maggioranza dei paesi sono democratici, e oggi molti paesi hanno scelto il sistema democratico. e quindi il parlamento diviene il foro più importante e forte dove persone rappresentative parlano recando un mandato di rappresentanza del popolo. Quindi i fori parlamentari devono esprimere le loro vedute e i loro giudizi con fermezza e chiarezza, senza paura. E questo è molto importante. Quando i parlamentari esprimono la loro opinione senza pregiudizi contrari o favorevoli, questo ha effetti immediati e permanenti; è senza dubbio di grande efficacia.

Per questo puntiamo alla creazione di Intergruppi parlamentari. Vi sono molte questioni che sono di interesse dei partiti, che riguardano la umanità intera, e la comunità internazionale. Su questi temi tutti i parlamentari, senza tener conto della loro appartenenza di partito, dovrebbero unirsi e insieme esprimere la loro opinione per il bene della comunità mondiale, e per l'umanità come un tutto unico.

PP: Come vede le relazioni dei prossimi anni tra Tibet e Cina?

SR: Non ho molte speranze che fruttuose e genuine relazioni possano essere stabilite nel prossimo futuro, nel prossimo o nei prossimi due anni. Nonostante Sua Santità il Dalai Lama e tutti i Tibetani in esilio siano molto aperti a ristabilire un dialogo diretto tra noi e le autorità cinesi, senza precondizioni, le autorità cinesi dicono sempre che sono pronti a parlare con Sua Santità il Dalai Lama, ma mai hanno avanzato alcuna proposta specifica, e pongono precondizioni impossibili per un dialogo utile. Ma noi continuiamo a sperare che la Cina possa capire la realtà e che si possa andare ad un tavolo negoziale e si possa trovare una soluzione amichevole accettabile per i tibetani così come per i Cinesi.

Questa è soltanto la nostra speranza, sulla base della logica e della ragione non posso prevedere che avremo relazioni buone e genuine nel futuro prossimo prevedibile.

PP: E dunque, cosa accadrà?

SR: Siamo di fronte ad una situazione molto particolare, perché il tempo sta correndo. Io so che le nazioni lottano per la loro indipendenza per secoli e quindi ottengono la loro indipendenza. L'India è stata occupata da potenze straniere per più di 200 anni, hanno continuato la loro lotta e quindi hanno ottenuto la loro indipendenza. Ma quella tibetana è una situazione diversa. Il Tibet è occupato da - non mi piace usare questa parola, ma è un fatto - da una forza molto incivile che è determinata a distruggere completamente la esistenza stessa del Tibet. Quindi, se la libertà del Tibet non è conquistata entro un tempo ragionevolmente breve, non rimarrà alcun Tibet, e l'intero altopiano tibetano diverrà un territorio totalmente cinese e popolato esclusivamente da Cinesi. E dunque, anche se vi sarà indipendenza del Tibet, questo rimarrebbe soltanto una entità politica, e null'altro. In quella entità politica distinta vi sarebbe una porzione separata della civiltà cinese, e non il Tibet come paese. Si potrà ma

gari chiamarlo Tibet, ma non sarà Tibet, non sarà il Tibet che la storia conosce. Per questo stiamo pensando di lanciare il Satyagraha all'interno del Tibet, e tutti i tibetani che avranno i requisiti per il Satyagraha dovrebbero tornare in Tibet e dovremo morire nel Tibet.

Perché il Tibet sta scomparendo.

Molti pensano che contro la repressione cinese un Satyagraha di un piccolo popolo sarà semplicemente un suicidio. Ma anche se questo si dimostrerà un suicidio, e se saremo del tutto distrutti, è meglio essere distrutti mentre conduciamo il movimento Satyagraha per il diritto e la giustizia.

Questa è la nostra idea. E non possiamo prevedere nulla. Ma certo non giudichiamo dai risultati. Quale che sia l'azione che programmiamo, non è valutata sulla base delle possibili conseguenze. E' soltanto valutata sulla base di quel che è il nostro dovere. E dobbiamo attuare il nostro dovere. E dopo averlo attuato possiamo o meno ottenere risultati, ma non ci preoccupiamo dei risultati.

Se si giudica la nostra azione sulla base della sua possibilità di raggiungere il risultato, potrebbe non esserci alcuna azione che noi potremmo intraprendere nel futuro immediato.

PP: Se dice questo, Presidente, lei non può chiedere a noi, lei non può chiedere al Partito Radicale, lei non può chiedere al mondo soltanto di esprimere solidarietà. Deve chiedere di più e altro...

SR: In generale e sempre, io non posso chiedere niente a nessuno. Noi dobbiamo fare tutto quanto è possibile da noi. Tocca a voi, alle persone che nel mondo vivono con giustizia, pensare da se stessi e intraprendere le azioni appropriate secondo quel che nelle loro menti appare appropriato. Perché: cosa posso chiedere? Dal nostro punto di vista, se ci aiuterai, quell'aiuto sarà benvenuto; se rimani indifferente noi non pretenderemo che tu ci aiuti. Anche se sei contro di noi, noi dobbiamo intraprendere le nostre azioni con determinazione, nonostante la tua opposizione. Quindi se tu ci aiuti, noi te ne siamo grati, se rimani indifferente noi non abbiamo pretesa alcuna. Anche se tu sei contro di noi, io devo dire che ci dispiace, ma nonostante la tua opposizione dobbiamo fare tutto ciò che noi sentiamo giusto fare e tutto ciò che sentiamo il dovere di fare. Questa è la nostra posizione e il nostro approccio.

E anche se c'è solidarietà per noi, l'aiuto che potrà venire a noi non potrà essere da noi ricompensato. Perché i Tibetani non possono offrire alcunché, né oggi né in futuro. Né benefici politici, né benefici materiali, a nessun individuo, a nessuna società, a nessun paese. Non possiamo offrirvi speranza di un grande mercato, o di grandi relazioni commerciali. Non possiamo darvi speranza di allineamento politico. Chi aiuta il Tibet oggi sono soltanto persone adorabili, e ci aiutano senza alcun interesse. E siamo loro molto grati. E quelle persone che pensano soltanto in termini di benefici materiali, certo non verranno al nostro fianco . O se qualcuno lo ha fatto, non ha avuto alcun guadagno, ed è abbastanza ovvio. e lo sanno tutti. Quindi, io non posso chiedere nulla a nessuno.

Io posso solo spiegare la posizione del Tibet e che la civiltà e l'eredità di un popolo è prossima a scomparire completamente. Se non importerà a nessuno, si tratterà di un altro caso di sostegno negativo nella storia del genere umano, ma se sarà così noi non possiamo farci nulla.

PP: Mi consenta di dire, Prof. Samdong Rimpoche, che sono certo la sua voce e le sue parole, la sua parola rimarrà nella memoria di chi ci ascolta come una delle parole più coinvolgenti che abbiano mai ascoltato. Grazie.

 
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