L'auspicio di molte delle 189 delegazioni governative che hanno partecipato
a Pechino dal 4 al 15 settembre alla 4· Conferenza Mondiale delle Nazioni
Unite sulla condizione femminile era quello di riuscire a mantenere i risul-
tati precedentemente conseguiti al Cairo nel 1994 (Conferenza Internazionale
su Popolazione e Sviluppo)
Grande sorpresa quindi per il risultato della Conferenza di Pechino dove
duri confronti hanno finalmente prodotto una piattaforma ben piu' avanzata
rispetto ai risultati del Cairo.
Il risultato principale al Cairo era stato la determinazione che un maggior
potere alle donne sia nell'ambito familiare che comunitario e nazionale
avrebbe avuto grandi ripercussioni sulla loro salute riproduttiva.
La conferenza di Pechino ha riaffermato che la difesa dei diritti delle donne
è difesa dei diritti civili fondamentali e ha sviluppato le raccomandazioni
sorte al Cairo allargandole dalla riproduzione a tutta la sfera degli
interessi socio economici come pertinenti e necessari al benessere delle
donne.
La Piattaforma di Azione sorta a Pechino ha identificato un numero di aree
critiche di preoccupazione,includendovi la salute della popolazione
femminile, e ha specificato obiettivi di risarcimento e di azione.
Il documento finale propone inoltre soluzioni finanziare ed istituzionali
per attuare gli obiettivi della Piattaforma di Azione.
Pochi contrasti di fronte alla dichiarazione che le maggiori violazioni
dei diritti civili comprendono la violenza sulle donne durante conflitti
armati, violenza entro le mura domestiche, e mutilazione genitale femmi-
nile. Molti contrasti invece sul problema del diritto all'espressione
della propria sessualità senza mettere a rischio la salute.
Un durissimo dibattito ha preceduto il consenso sulla formulazione: "I di-
ritti civili delle donne includono il loro diritto ad avere controllo su,
decidere liberamente e responsabilmente su argomenti quali la sessualità,
inclusa la salute riproduttiva e sessuale, ed il tutto libere da coerci-
zioni, discriminazioni e violenze."
Le raccomandazioni del Cairo arrivavano ad affrontare l'impatto sullo stato
di salute della popolazione femminile dell'aborto clandestino, ma la
conferenza di Pechino riesce a richiedere che i vari Paesi riesaminino la
loro legislazione punitiva nei confronti delle donne che si siano sotto-
poste ad aborti clandestini.
Un'altra area di preoccupazione della conferenza di Pechino è stata la
situazione di vulnerabilità nella quale vivono ragazze e bambine. Esse
soffrono in effetti del peso storico della discriminazione contro le
donne nelle loro culture, quali il diniego all'assistenza sanitaria, il
diniego all'educazione e il diniego alle opportunità socioeconomiche.
Lo stato di discriminazione delle donne nelle loro società mette a repentaglio
la loro salute ed il loro benessere.
La Conferenza del Cairo ha riconosciuto che una politica sanitaria incentrata sui
sui problemi della riproduzione avrebbe fornito alle donne uno strumento per
raggiungere l'uguaglianza, la Conferenza di Pechino va oltre e afferma che
il rispetto dei diritti civili delle donne promuove i loro interessi, salute
inclusa.
Salute e benessere sono stati sottratti alla maggior parte delle donne a
causa di discriminazioni e violazioni dei loro diritti.
La Piattaforma nega il diritto agli Stati di invocare usanze, tradizioni,
o religione per giustificare la mancata eliminazione della violenza contro
le donne o peggio ancora il diniego al loro accesso alla giustizia.
La Piattaforma condanna la tolleranza che viene accordata all'abuso nei con-
fronti dei diritti delle donne operata da forze che hanno storicamente
causato e giustificato la subordinazione e la conseguente compromissione
del loro stato di salute.
Il Preambolo della Piattaforma dichiara: "Mentre devono essere ricordati e il
significato di particolarità regionali o nazionali e i vari retroterra sto-
rici, culturali e religiosi, è dovere degli Stati, quale che sia il loro
sistema politico, economico e culturale di promuovere e proteggere tutti
i diritti civili e le libertà fondamentali"
The Lancet 1995;346:835 Rebecca J Cook
E noi non ne sappiamo nulla, perchè? Lidia
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