dichiarazione di Sergio D'Elia, segretario di Nessno tocchi Caino
Roma, 28 settembre '95
Il curriculum distribuito alla stampa, oggi, durante l'incontro di George Pataki con i maggiori "business-men" italiani si apre con la "nota di merito" del Governatore di New York che nei primi sei mesi del suo mandato ha ripristinato la pena di morte.
Nessuno tra tutti coloro che hanno incontrato Pataki finora a Roma - se si eccettua una breve dichiarazione di Francesco Rutelli - ha espresso il proprio dissenso verso la decisione "forcaiola" del Governatore americano.
Cosa aspettano gli imprenditori, gli industriali, i rappresentanti della finanza e del commercio che hanno incontrato questa mattina Pataki ad esprimergli il proprio "no" alla pena di morte?
Le cronache dicono che uno dei motivi che hanno spinto George Pataki a venire in Europa e in Italia, sia stata la ricerca delle radici della propria famiglia. Un sentimento di "italianità" che si scontra con il suo essere pro pena di morte.
Infatti, quello che con Cuomo, in dodici anni, era stato impedito, Pataki lo ha fatto in 12 ore. Appena eletto, ha firmato - con la penna di un poliziotto assassinato - il decreto che ripristina la sedia elettrica nello Stato di New York. Una demagogia tanto facile quanto pericolosa. Molti procuratori hanno dichiarato che non chiederanno la pena di morte nei loro processi, e nessun condannato, comunque, andrebbe a morte prima del 2010. Ma la sedia elettrica sarà causa di nuove efferatezze, mentre coprirà le vere emergenze: la giustizia che non funziona, l'insicurezza delle città, sempre più armi in circolazione.
Noi abolizionisti abbiamo accolto Pataki con una manifestazione di protesta per la reintroduzione della pena di morte davanti all'Excelsior. Ci aspettiamo che dall'Italia, di cui Pataki vuole scoprire le proprie origini - gli imprenditori e gli amministratori che lo incontreranno - non tacciano, oggi, il "no" convinto alla pena di morte.