La lettera su cui invano ti accanisci, paolo, è indirizzata per l'appunto ad esperantisti: il che implica un CONTESTO COMUNICATIVO entro il quale il termine è chiaramente comprensibile e chiaramente compreso. perciò, se tu mi inviti a leggere Cervantes, sono costretto a chiederti di studiare qualche manualetto di linguistica: si scoprono infatti cose meravigliose, del tipo1) che il successo di un atto comunicativo è possibile se e solo se chi lo compie e chi lo accoglie (non credo molto ai termini "emittente e ricevente" ma questa è un'altra storia) condividono, per l'appunto, un contesto;
2) che un "prestito" non è un "neologismo";
3) che le stupidaggini le hai dette tu, ed infatti il termine "stupidaggini" è tuo: tant'è, già ti dissi una volta che quando fai la maestrina brontolona ti specchi.
Infine (quasi infine): se dici sempre che non serve l'esperanto perchè c'è già l'inglese, non vedo perchè tu debba lamentare che nella parola sam-ide-ano ci sono radici che non sono, come tu dici, inglesi, bensì condivise dall'inglese.
Vabbè, comunque lo so: c'è già l'inglese, c'è già il proibizionismo, c'è già la cina. Solo tu non ci sei, nel contesto.
P.S. Sono alla porta accanto: continuo a non capire, e te lo dissi già, perchè ogni volta che "c'hai le tue cose" sull'esperanto le metti in rete e non le vieni a dire.
ciao, samideano,
d.