L'8 febbraio 1996 il Presidente degli Stati Uniti Clinton ha firmato il "Communication Decency Act", una legge che criminalizza la divulgazione di materiale espressivo protetto dalla Costituzione.
La legge contiene due principali imputazioni criminali.
La violazione di ciascuna delle due e` un reato punibile con al massimo due anni di prigione e salatissime multe.
La articolo 502 comma 2 della legge proibisce l'uso intenzionale di un "servizio telematico interattivo" per spedire ad una specifica persona o persone minorenni, o per rendere visibile e disponibile a minorenni, comunicazioni "manifestamente offensive".
--> In particolare l'articolo 502 dice:
`` Chiunque -
1) attraverso le comunicazioni tra stati o dall'esterno del paese intenzionalmente -
A. usa un servizio telematico interattivo per spedire ad una o a molte persone in particolare che non abbiano 18 anni di eta` o B. usi un sistema telematico interattivo per rendere visibile in maniera che sia possibile accedervi a persone che non abbiano 18 anni, ogni tipo di commento, richiesta, suggerimento, proposta, immagine, o altra comunicazione che, nel contesto, mostri o descriva, in termini manifestamente offensivi se misurati dagli standard della comunita` contemporanea, attivita` o organi sessuali o escretorie, indipendentemente da quale utente di questi servizi abbia iniziato la comunicazione; o
2) intenzionalmente fornisca servizi di comunicazione sotto il controllo di persone che possano usarli per le attivita` proibite dal comma 1 con l'intento che vengano usate per queste attivita`, sara` multato secondo quanto stabilisce il Titolo 18 del Codice degli Stati Uniti, o imprigionato per non piu` di due anni, o ambedue. ''
Dietro questa legge sembra che non ci sia solo il solito rigurgito moralista che spesso imputiamo agli americani (sebbene sia stato ben bene nutrito per far scena) ma una ben piu' sottile e articolata manovra nell'ambito di una nuova "strategia" per lo sfruttamento economico della proprieta` intellettuale. Sembra che una speciale commissione governativa americana mostri molto interesse ad una prematura scomparsa della rete digitale Internet, almeno come e` adesso.
Quello che si sta agitando nelle acque torbide del prossimo sicuro mandato di Clinton ha l'aria di essere qualcosa di enorme ed incredibile. Che potrebbe mutare radicalmente il modo con il quale siamo soliti guardare le cose, sopratutto se "mediali", ovvero in un modo o nell'altro riconducibili a quell'area grigia del diritto che chiamiamo proprieta` intellettuale.
`` Fermate il colpo di mano di Clinton sul copyright! Il libro bianco dell'amministrazione Clinton sulla proprieta' intellettuale nell'era digitale e' una svendita all'ingrosso dei diritti dei cittadini.
( da un articolo di Pamela Samuelson su Wired 4.01 -- trad. di M.Zonin )
Sfogliare un libro prestato, prestare una rivista ad un amico, copiare un articolo di cronaca per il proprio archivio--sembra tutto innocuo. Ma l'amministrazione Clinton sta cercando di rendere illegali queste attivita', per le opere che vengono distribuite attraverso reti digitali.
Se la legge proposta nel `` Libro Bianco sulla Proprieta' Intellettuale e la Rete Informatica Nazionale [White Paper on Intellectual Property and the National Information Infrastructure] '' venisse attuata, scomparirebbero i diritti degli utenti di esaminare, prestare o di fare delle copie di materiale soggetto a copyright per uso strettamente personale e senza fini di lucro.
Non solo, il vostro service provider sarebbe costretto a ficcare il naso nei vostri file, pronto a tagliarvi fuori e a denunciarvi se trovasse del materiale privo di licenza.
Il libro bianco considera la tecnologia digitale come una minaccia talmente grande per il futuro dell'editoria al punto di dover privare i cittadini di tutti i diritti che la legge sul copyright ha riconosciuto loro nel passato--incluso il diritto alla riservatezza. Il Vicepresidente Al Gore ha promesso che la Rete Informativa Nazionale [NII--National Information Infrastructure] avrebbe aumentato la capacita' dei cittadini ad accedere all'informazione;
ora scopriamo che sara' disponibile solo sotto forma di pay-per-use [pagare per utilizzare--n.d.t.].
Perche' mai l'amministrazione Clinton vorrebbe trasformare la nascente superstrada dell'informazione in una strada a pedaggio dominata dal mondo dell'editoria?
La spiegazione piu' plausibile e' anche la piu' semplice: i contributi per la campagna elettorale. L'amministrazione vuole far cosa gradita all'industria del copyright, specialmente ai personaggi legati al mondo di Hollywood, che sono di vitale importanza per la campagna elettorale del Presidente. E cio' che l'industria del copyright chiede come contropartita e' una tutela legislativa senza precedenti sui prodotti che distribuiscono.
La Costituzione degli Stati Uniti autorizza il Governo ad approvare leggi "con il fine di promuovere il progresso della scienza e delle arti". Il Congresso ha scelto di raggiungere questo scopo previsto dalla Costituzione concedendo agli autori un numero limitato di diritti esclusivi sulle loro opere.
Il copyright tutela tutte le opere di carattere creativo purche' originali, incluse per esempio le missive personali e comunicazioni aziendali, dal momento in cui sono per la prima volta espresse in forma tangibile.
La tutela e' accordata immediatamente per effetto della legge, e dura fino a 50 anni dopo la morte dell'autore.
Nei tre secoli della sua esistenza, la legge sul copyright ha mirato a regolamentare le attivita' pubbliche e commerciali, come la riproduzione a fini di lucro di oggetti fisici che sono la diretta espressione di un opera protetta da copyright (i libri, per esempio) e destinata alla pubblica diffusione, la distribuzione commerciale al pubblico di copie fisiche, e pubbliche rappresentazioni di commedie, musica, eccetera.
(Cantare sotto la doccia una canzone protetta dal copyright non e' un reato poiche' si tratta di una esecuzione privata del brano.)
Tuttavia, alcuni editori vogliono poter controllare non solo tutti gli usi pubblici e commerciali delle loro opere, ma anche tutti gli usi privati.
Sostengono che verrebbe meglio soddisfatto lo scopo costituzionale del copyright, poiche' grazie ad un maggiore ritorno economico, sarebbero maggiormente incentivati a rendere le opere disponibili al pubblico. I sostenitori di questo punto di vista accusarono un forte contraccolpo nel 1984, quando la Corte Suprema, nell'ambito della causa riguardante il Sony Betamax, sentenzio' che registrare un programma televisivo per rivederselo in un momento successivo nella propria casa era un "uso lecito" ["fair use"] (e quindi la Sony non doveva rispondere nei confronti della Universal e della Disney per aver indirettamente contribuito all'infrazione del copyright, commercializzando videoregistratori).
Ma questi editori temono la tecnologia digitale ben di piu' dei videoregistratori. Fin da quando e' resa conto che le tecnologie digitali avrebbero "liberalizzato" la diffusione dell'informazione, l'esistente industria del copyright sta tremando.
Ora, un gruppo di importanti produttori cinematografici, industrie discografiche ed editori della carta stampata hanno trovato il modo per trasformare l'incubo della tecnologia digitale in un affare.
Secondo questo piano, conserverebbero tutti gli attuali diritti garantiti dalla legge ai quali, senza troppo clamore, se ne aggiungerebbero tutta una serie di nuovi.
[...] ''
`` Le otto parti correlate dell'ordine del giorno del libro bianco intendono:
o Dare ai proprietari del copyright il controllo su qualsiasi utilizzo delle opere soggette a copyright sotto forma digitale, interpretando la legge esistente nel senso di essere violata ogniqualvolta gli utenti effettuano una copia anche temporanea delle opere nella memoria ad accesso casuale dei propri computer;
o Dare ai proprietari del copyright il controllo di qualsiasi trasmissione di opere sotto forma digitale, emendando la legge sul copyright in modo tale che tutte le trasmissioni saranno trattate come distribuzioni di copie al pubblico;
o Eliminare i diritti di "fair use" ogniqualvolta un uso puo' essere concesso tramite una licenza. (I massimalisti del copyright affermano che non c'e' parte di un opera soggetta a copyright sufficientemente piccola da non poter essere soggetta ad una tariffa per il suo utilizzo, e non c'e' uso sufficientemente personale da non poter essere rintracciato e soggetto ad una tariffa.
In questa visione del futuro, un utente che abbia copiato anche un capoverso da una rivista elettronica per mostrarlo ad un amico sara' incriminato e trattato alla stessa stregua di colui che manomette il contatore elettrico nella casa di un conoscente, per prelevare corrente senza pagare. Se un po' di utenti finiranno in prigione per reati contro il copyright, beh, sara' il modesto prezzo da pagare per far si` che il pubblico apprenda le nuove norme di comportamento dell'era digitale.);
o Privare il pubblico dei diritti di "prima vendita" [first sale], di cui hanno da tempo goduto nell'ambito delle opere stampate (cioe' i diritti che permettono di rivendere la propria copia di un'opera dopo che questa e' stata venduta per la prima volta a te dall'editore), poiche' il libro bianco considera l'invio elettronico come una violazione dei diritti di riproduzione e dei diritti di distribuzione della legge sul copyright;
o Aggiungere informazioni per il controllo del copyright alle copie digitali di un opera, permettendo agli editori di rintracciare ogni uso che viene fatto delle copie digitali, localizzare ogni copia nell'ambito della rete e sapere che uso ne viene fatto, in qualsiasi momento;
o Proteggere ogni copia digitale di qualsiasi opera con mezzi tecnologici (crittandola, per esempio) e rendere illegale qualsiasi tentativo di aggirare tale protezione;
o Costringere i provider di servizi on-line ad assumere il ruolo di polizia del copyright, obbligandoli ad implementare le regole del "pay-per-use" (i provider saranno responsabili non solo di interrompere il servizio ai trasgressori, ma anche di segnalare alla magistratura le violazioni del copyright);
o Insegnare le nuove buone maniere in ambito di copyright ai bambini durante gli anni trascorsi nella scuola.
[...]
I massimalisti del copyright sperano anche che la rapida approvazione delle proposte legislative del libro bianco costituisca un primo passo verso l'adozione a livello internazionale del loro ordine del giorno.
Bruce Lehman ( un ex lobbista dell'industria del copyright che ufficialmente e' Vice Segreterio del Commercio e Commissario dei Brevetti e dei Marchi, nonche' Presidente del Gruppo di Lavoro sulla Proprieta' Intellettuale, che fa parte della Task Force dell'amministrazione Clinton che si occupa dell a NII ) ha gia' presenziato diverse riunioni a livello internazionale, sostenendo la validita' delle proposte legislative dell'amministrazione Clinton come giusta soluzione legislativa per l'Infrastruttura Informativa Globale (GII).
Agli incontri sponsorizzati dalla Organizzazione Internazionale per la Proprieta' Intellettuale [World Intellectual Property Organization], Lehman ha espresso il desiderio che le proposte legislative del libro bianco vengano incluse in una intesa aggiuntiva (nota come protocollo) al piu' importante trattato internazionale in materia di copyright, la Convenzione di Berna.
Poiche' la partecipazione ai lavori dell'organizzazione e' riservata agli operatori del settore della proprieta' intellettuale, associati a gruppi di rappresentanti di settori specifici o di organizzazioni governative (molti dei quali, come Lehman, sono ora in posizioni decisionali nei rispettivi governi), le possibilita' che i gruppi massimalisti ottengano il riconoscimento internazionale del loro ordine del giorno--perlomeno dai governi, se non dalle persone che ne sono rappresentate--sembrano buone.
Se ci riuscissero, a causa degli obblighi derivanti dal trattato, gli stati membri sarebbero praticamente impediti di modificare le loro leggi per renderle meno restrittive riguardo la diffusione dell'informazione. Percio', se alla fine l'opinione pubblica decidesse che le proposte dei massimalisti sono inaccettabili, sarebbe necessario discutere un nuovo trattato per rimediare al danno.
Cio' richiederebbe anni, ammesso che sia possibile, e, ovviamente, i massimalisti ne ostacolerebbero ogni passo.
[...] ''
La straordinaria crescita di Internet in quantita`, ma sopratutto in qualita` denuncia l'enorme errore (anche economico) che la commissione Leheman e Clinton stanno commettendo. Ed e` anche, attualmente, l'unica cosa che sta rallentando la loro corsa verso l'abisso.
...sembra ancora strano il Communication Decency Act?
A me sembra strano che il PR non sia li` in prima fila.
Gli oppositori delle proposte del libro bianco hanno creato un associazione chaimata Digital Future Coalition. Si puo` vedere su "http://home.worldweb.net/dfc/"
Pamela Samuelson ("mailto:samuelson@law.mail.cornell.edu") e' professoressa di giuriprudenza ospite della Cornell Law School e membro della Electronic Frontier Foundation.
--- MMMR v3.60reg * Emmanuele Somma (tel. 050/574379)