brevemente, perché non mi va di menarla male: l'esperanto funziona.
Si impara facilmente, facilita l'apprendimento di altre lingue, eccetera
eccetera.
Io leggo testi in inglese più o meno tutti i giorni almeno dal
1989, quando comprai il computer e il modem. Lo studio da molto prima.
Più o meno alla stessa epoca del mio modem, ho imparato l'esperanto. In
questo potrei esprimere concetti sociologici, politici, culturali; ho
parlato di psicologia, etnologia, ho scambiato confidenze. In inglese
capisco ogni argomento informatico, ma avrei bisogno di mesi di studio
per scrivere decentemente sugli stessi argomenti. Non parliamo poi della
conversazione quotidiana...
L'esperanto ha una sua vittoria: esiste una società esperantofona. Non
è lo scopo per cui è nato, però è così; non esiste una società dei
parlanti "latino sine flexione" o dei volapukisti, con circoli, giornali,
fidanzate, editori, ecc
Ma l'esperanto è stato sconfitto: per me, nel 1914.
Nel 1914 doveva tenersi a Parigi il congresso col massimo storico dei
partecipanti; non si tenne perché l'europa, comprese molte chiese cristiane
e l'internazionale socialista, aveva organizzato ben altro Congresso.
Ora, per me esperantofono, il problema è molto semplice: l'esperanto non
è in grado di vincere da solo. Se ci fosse qualcuno in grado, che so,
di fare gli Stati Uniti d'Europa, per esempio, questo "qualcuno" porterebbe
in sé, una ufficializzazione dell'esperanto; come soluzione tecnica "migliore
possibile", non "perfetta".
E' per questo che da alcuni anni mi iscrivo al pr, ma non ad associazioni
esperantiste.
In quanto alla lingua perfetta... è evidente che questo Wittgenstein non
conosceva il Napoletano.
Misa :)
--- MMMR v4.60reg * mimmo*