L'Afghanistan è diventato in pochi anni il principale paese produttore di oppio e la sua rinascita economica e la ricostruzione del paese stremato da una lunga guerra si fonda sul mercato dell'eroina. Nel paese asiatico i contadini che producono il papavero da oppio non sanno leggere e scrivere, ma seguono attentamente l'andamento del prezzo dell'eroina sui mercati internazionali.
Nella valle afghana del Khogiani, dove le terrazze coltivate a papavero da oppio si estendono a perdita d'occhio, i contadini non sanno leggere e scrivere, ma seguono quotidianamente le fluttuazioni del prezzo dell'eroina. Da cui dipende la loro sopravvivenza.
Oggi l'Afghanistan, con un raccolto annuale di oltre tremila tonnellate, è il principale produttore mondiale di oppio, il prodotto agricolo più redditizio al mondo, e la ricostruzione economica del paese - messo in ginocchio da quattordici anni di guerra - si fonda sull'eroina. Raffinata nei laboratori del Pakistan e portata in Europa per nave o via terra, la maggior parte dell'eroina consumata oggi in Europa è ottenuta dall'oppio afghano.
Le colture di papavero da oppio sono presenti da anni in Afghanistan, ma il vero boom si è avuto in seguito alla decisione degli Stati Uniti di interrompere, alla fine dello scorso anno, gli aiuti militari ai ribelli antigovernativi. Per finanziare la guerra contro il regime del presidente Najibullah, molti mujahedin hanno spinto i contadini delle regioni sotto il loro controllo a incrementare le colture di papavero. Per la produzione della droga i mujahedin si sono quindi rivolti ai collaudati laboratori pakistani, mentre per la distribuzione sui mercati internazionali hanno stretto alleanze con alcuni ufficiali corrotti dei servizi segreti militari pakistani, che controllano le vie di transito della droga verso l'Europa.
Finita la guerra, sono rimaste le colture di papavero da oppio, si sono sviluppati laboratori di raffinazione, si sono create ricche e potenti organizzazioni e cartelli di produttori. L'economia afghana dipende ormai totalmente dall'oppio, anche se dei grandi ricavi dell'eroina, solo una piccola parte va in tasca ai contadini afghani, ai quali l'oppio grezzo viene pagato poco più di centomila lire al chilo, contro il milione al grammo dell'eroina nelle città europee.
Ora l'Afghanistan chiede a tutto il mondo sostanziosi aiuti per la sua ricostruzione, ma i possibili donatori, gli Usa e la Cee, non offrono al nuovo presidente Sigbatullah Mojaddedi il loro sostegno se non sarà in grado di garantire che cesserà la coltivazione di papavero da oppio. Una politica già fallita in America Latina. [The Independent/6-6-92]