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Agora' Agora - 23 giugno 1992
IL DIRITTO ALLA DROGA SECONDO THOMAS SZAZ

[The Times/15-06-92]

Tomas Szaz, il noto antipsichiatra, ha appena pubblicato un libro dal titolo eleoquente: "Our Right to Drug: The Case for a Free Market". E in questa intervista fa il punto sul proibizionismo. E sulla respondsabilità individuale.

Thomas Szas, il filosofo dell'antipsichiatria che si batte per la legalizzazione di tutte le droghe, sostiene il punto di vista radicale secondo il quale sia la tossicodipendenza che la malattia mentale non sono malattie. Nel suo ultimo libro, "Our Right to Drugs: The Case of a Free Market", Szaz ritorna sui temi del suo saggio del '74, "Cerimonial Chemistry" (Trad. it. "Il mito della droga" ed. Feltrinelli).

In breve Szaz sostiene che nella nostra epoca abbiamo sostituito la moralità con lo scientismo e consentito che una serie di categorie sbagliate permeassero il nostro pensiero sulle malattie mentali e su altrie "malattie" come il consumo di droga, l'alcolismo, l'anoressia e l'obesità. Szaz considera questi stati "patologici" come l'inevitabile risultato di una società impreparata ad accettare il concetto stesso di reponsabilità personale.

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Ma Szaz non è solo un filosofo libertario, e la sua posizione per la piena legalizzazione di tutte le droghe poggia sulla sua raffinata analisi del linguaggio della medicina e sulla sua attenta lettura dei costumi sociali, ma fa anche appello alla libertà individuale.

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Ha mai preso droghe, dottor Szaz? <>.

Nel '62 pubblicò "Il mito della malattia mentale" nel quale sosteneva che i sintomi della malattia mentale non sono provocati da una malattia, ma sono solo esempi di un comportamento generalmente disapprovato. In seguito a questo libro alcuni membri della Associazione Americana di Psichiatria cercarono di allontanare Szaz dall'università. <>.

<>. Ma cosa pensa Szaz della sofferenza di chi è coinvolto nella droga? Cosa avrebbe provato se una delle sue due figlie fosse stata drogata? avrebbe cambiato punto di vista? <>.

 
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