[The European/20-9-92]Nelle repubbliche ex-sovietiche lo sviluppo economico è sostenuto dalla produzione e dal commercio di droghe illegali. Produzione, consumo ed esportazione crescono del 25% all'anno, mentre mancano i capitali da investire nello sfruttamento delle preziose risorse naturali. »Stiamo percorrendo in pochi anni la strada che l'occidente ha compiuto in decenni dice il direttore dei servizi antidroga della Csi.
ALMA ATA - Un nuovo triangolo d'oro sta nascendo nelle repubbliche dell'ex-Urss. Nella valle del fiume Chu, una delle aree più fertili del Kazakhstan, sono ormai 120.000 gli ettari coltivati a cannabis e a nulla valgono gli sforzi della polizia per eradicare le piantagioni.
Secondo Valentin Roschin, direttore dei servizi antidroga della Csi, la situazione è molto grave. »A causa della situazione nella ex-Yugoslavia e del più stretto controllo esercitato sul traffico da Cecoslovacchia e Ungheria, il traffico si sta spostando dal corridoio balcanico alla Csi .
La valle del Chu è al centro della produzione, grazie al clima favorevole e alle notevoli dimensioni delle colture. Quella che un tempo era un piccola produzione locale è diventata in pochi anni una delle più fiorenti industrie, controllata da autentiche imprese illegali. Secondo i dati ufficiali, negli ultimi venticinque anni la produzione è cresciuta di almeno trenta volte.
Con le sue riserve di petrolio, gas naturale e oro, il Kazakhstan è potenzialmente una delle repubbliche più ricche dell'Asia centrale, ma la mancanza di capitali e lo sproporzionato valore aggiunto che la proibizione assicura alla produzione di droga hanno spostato il fulcro dello sviluppo verso l'economia illegale. La situazione è analoga anche nelle altre repubbliche ex-sovietiche: in Turkmenistan, Uzbekistan, Kyrgyzstan, e Tajikistan l'unico settore fiorente è quello della droga illegale, con tassi di crescita del 25% all'anno.
Le Nazioni Unite hanno promesso consistenti aiuti per finanziare le iniziative antidroga dei governi, ma è opinione diffusa che ogni sforzo sarà vano. Secondo Roschin i consumatori di droghe illegali nelle repubbliche ex-sovietiche sono ormai sette milioni e mezzo, un numero destinato a crescere e che già oggi alimenta un giro d'affari di decine di milioni di dollari. »Stiamo compiendo lo stesso percorso dell'Europa occidentale e degli Stati Uniti. L'unica differenza è il tempo: ciò che in occidente ha richiesto decenni, noi lo otterremo in pochi anni