[Il Piccolo/1,2,3-10-92]Trieste è il nuovo crocevia di interessi e speculazioni che si vanno sviluppando attorno alle vicende balcaniche. Le organizzazioni criminali italiane stringono accordi con i clan della ex-Jugoslavia.
TRIESTE - Il nord-est italiano dentro fino al collo nella guerra in corso nella ex-Jugoslavia e Trieste sta diventando la stazione di transito delle triangolazioni del traffico internazionale di armi e droga, una voragine di affari, interessi e speculazioni che si vanno sviluppando attorno alle vicende balcaniche. Lo stato di illegalitß creato dalla guerra rappresenta il terreno fertile per la criminalità organizzata. Assenza di controlli e disordine economico fanno della ex-Jugoslavia una zona franca per il riciclaggio del denaro sporco. Il conflitto in atto quindi rappresenta anche una lotta senza esclusione di colpi per il controllo del territorio e dei traffici illeciti. Le organizzazioni criminali italiane hanno già stretto legami con i clan croati, serbi e dell'Erzegovina. Verso l'Italia viaggiano stock di armi leggere, droga e merce varia frutto dei saccheggi, mentre in senso inverso si muovono armamenti sofisticati di varia provenienza. Attraverso l'Albania entrano in Bosnia i piccoli gruppi di gue
rriglieri iraniani visti in azione a Sarajevo. In questo quadro, il netto miglioramento delle riserve valutarie slovene, secondo gli ambienti economici internazionali, potrebbe essere legato al traffico d'armi con la Croazia. Ma altri conti non tornano. Prima della guerra era Belgrado che monopolizzava il contrabbando di droga. Dall'inizio della guerra la polizia croata non ha più sequestrato carichi di droga e poichè non è verosimile che il traffico si sia annullato, si pensa che Zagabria stia gestendo l'affare in proprio avendo sottratto a Belgrado il controllo di quasi tutte le coste, delle isole e dei confini con l'Europa ricca, punto d'arrivo della droga proveniente dalla Turchia.