[Il Manifesto/22-10-92]Un emendamento al decreto del governo votato alla Commissione giustizia del Senato prevede il test obbligatorio per tutti i detenuti e celle separate per i sieropositivi. Molto dure le reazioni delle associazioni di lotta all'Aids.
ROMA - Senza tener conto delle cautele raccomandate dall'Oms e dalla Cee, nonché delle regole stabilite dalla legge italiana sull'Aids, la Commissione giustizia del Senato ha votato un emendamento al decreto del ministro di Grazia e giustizia sul trattamento dei detenuti malati di Aids che vuole introdurre il test obbligatorio per tutti i detenuti e celle rigorosamente separate. Favorevoli i partiti di governo e il Pri. Contrari Pds, Rifondazione e Verdi che in più si sono visti bocciare tutte le proposte che tendevano a mitigare la durezza del decreto sull'incompatibilità tra Aids e carcere, come per esempio l'elevazione da 100 a 200 il limite di linfociti CD4 al di sotto della quale scatta la scarcerazione. La decisone della Commissione giustizia contraddice clamorosamente le indicazioni della Commissione nazionale Aids e della Consulta delle associazioni impegnate nella lotta alla malattia che pure erano state ascoltate al Senato. La Commissione giustizia, evidentemente, ha accolto le richieste del dirett
ore generale degli istituti di pena Nicolò Amato che ha chiesto il test obbligatorio per far emergere la reale situazione carceraria onde prendere provvedimenti seri (quali? Celle separate? Prigioni specializzate per i nuovi appestati?). La Commissione ha creduto di risolvere il problema ma in realtà è stata eluso ancora una volta la questione della prevenzione. Molto dure le reazioni delle associazioni di lotta all'Aids che da tempo suggeriscono alcuni rimedi (scarcerare i consumatori di droghe vittime della legge Jervolino-Vassalli, prendere atto che l'eroina circola nelle carceri e quindi fare in modo che i tossicodipendenti non si contagino, distribuire profilattici) e promettono battaglia dentro e fuori il parlamento.
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