E' la nuova tesi sostenuta all'Onu dagli Stati Uniti per bocca del loro ambasciatore Shirin Tahir-Kheli. Tutte le agenzie Onu dovrebbero contribuire alla "guerra alla droga".
NEW YORK - La »più dura lezione che gli Stati Uniti hanno appreso nella "guerra alla droga" è che la lotta non può essere vinta »su un solo fronte . E' quanto ha detto l'ambasciatore statunitense all'Onu Shirin Tahir-Keli.
In un discorso al Terzo comitato dell'Assemblea generale, Thair-Keli ha sollecitato le Nazioni Unite a considerare la "guerra alla droga" come parte integrante dell'attività di ogni agenzia, dall'Unicef fino alla Banca mondiale.
Nonostante gli sforzi fatti finora contro il traffico di droga, la situazione »rimane difficile : traffico e consumo si diffondono in nuove aree, come documenta il rapporto delle Nazioni Unite pubblicato all'inizio dell'anno. Il rapporto dell'Ufficio internazionale per il controllo dei narcotici afferma che »la produzione illegale, il traffico e l'abuso di droga, insieme alla concomitante violenza e corruzione, continuano a mettere in pericolo la salute praticamente in tutti i paesi, fanno pagare un prezzo pesante in vite umane e costi sociali, minacciano le istituzioni politiche, minano le economie e alimentano la devastazione dell'ambiente .
Di fronte a questa situazione, secondo l'ambasciatore Usa, tutte le agenzie dell'Onu devono essere coinvolte per la loro parte nella lotta al traffico di droga. E per questo ha sollecitato i delegati all'assemblea a sostenere, nella prossima riunione di Dicembre, una risoluzione che dia forza a un »sistematico piano d'azione contro le droghe illegali.
In particolare l'Undp dovrebbe verificare che i programmi di sviluppo non contribuiscano alla produzione di droghe, la Banca mondiale prendere in esame quei progetti che prevedono piani di controllo della droga, il Fondo mondiale per l'agricoltura sviluppare i progetti di colture alternative, l'Unicef prevedere programmi per i bambini a rischio e per i tossicodipendenti.