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Agora' Agora - 7 dicembre 1992
Quanto costa proibire [Il Mondo/16-11-92]

Il regime proibizionista ha trasformato il narcotraffico nel più colossale affare del secolo, non ha ridotto i consumi e ha fatto crescere la criminalità. Lo dicono le cifre.

MILANO - Non ci sono dati certi per quantificare il prezzo che la società paga alle politiche proibizioniste. In compenso per condurre la "guerra alla droga" vengono stanziate cifre ingenti. Ma con quali risultati? Oggi i costi della repressione superano di gran lunga i benefici. La guerra alla droga sostenuta dai governi del mondo intero ha prodotto più droghe, più drogati, più trafficanti, più corruzione, più criminalità. La situazione è analoga a quella determinatasi con la messa al bando degli alcoolici negli anni Venti. Solo che oggi l'attività criminale, le collusioni politiche, la corruzione di polizia, magistratura e amministrazione pubblica non riguardano più solo gli Usa. Inoltre la caduta del comunismo e il tracollo dell'economia africana hanno aperto ai trafficanti nuovi, enormi mercati e reso disponibile mano d'opera a basso prezzo. Il regime di monopolio criminale sul traffico di droghe viene sfruttato a fondo dai trafficanti e consente profitti elevatissimi. Il settimanale economico inglese Th

e Economist ha calcolato che l'utile netto di una catena di distribuzione di cocaina, negli Usa, è del 95%. Con la legalizzazione le droghe sarebbero tassate, controllate e vendute sotto sorveglianza. Avvelenerebbero meno consumatori, ucciderebbero meno trafficanti, corromperebbero meno poliziotti, porterebbero soldi allo Stato come il tabacco e l'alcool. Alla base delle politiche di "riduzione del danno", primo passo verso una legislazione antiproibizionista, c'è proprio l'idea che con le droghe bisogna convivere e che ciò è possibile limitando rischi e danni non solo ai consumatori ma all'intera società. Gli esperimenti in atto da anni in Olanda e in Inghilterra dimostrano che la strada intrapresa è quella giusta.

 
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