Una indagine degli Antiproibizionisti rivela lo sfascio dei servizi per le tossicodipendenze a Roma. Denunciato per omissione di atti d'ufficio il ministro della Sanità De Lorenzo. Il segretario del Cora rilancia la necessità della legalizzazione contro la follia proibizionista.
ROMA - I tossicodipendenti a Roma sono più di 60.000, in gran parte abbandonati a sé stessi per il mancato rispetto di quanto previsto dalla legge Jervolino-Vassalli e dai successivi decreti che prevedono la ristrutturazione dei servizi pubblici per i tossicodipendenti e l'impiego terapeutico del metadone. I primi risultati di una indagine condotta dal Gruppo consiliare Antiproibizionista della Regione Lazio, tutt'ora in corso, e le testimonianze di operatori dei servizi e di tossicodipendenti mostrano le carenze, le inadempienze, l'inadeguatezza delle strutture pubbliche a cui si aggiungono le continue richieste dei responsabili dei servizi bloccate dalle Usl o dalla Regione. Per questo gli antiproibizionisti hanno presentato una denuncia per omissione d'atti d'ufficio nei confronti del ministro della Sanità De Lorenzo.
Sull'iniziativa è intervenuto anche il segretario del Cora, Maurizio Turco, che in un comunicato ricorda come gli antiproibizionisti abbiano operato »perché la legge Jervolino-Vassalli, strutturata scientificamente per la repressione dei tossicodipendenti al pari di un pogrom nazista, fosse il meno possibile fonte di infelicità, di dolore e di morte Con le politiche di riduzione del danno si può arginare in parte la follia della politica proibizionista ma, afferma Maurizio Turco, »mentre continuiamo a denunciare le violazioni all'applicazione della legge Jervolino-Vassalli, è sempre più evidente la necessità di arrivare in tempi brevi alla legalizzazione delle sostanze attualmente illegali .