[Cora Fax]Con un decreto legge immediatamente in vigore, il governo ha modificato la legge approvata due anni fa tra molte polemiche. Ora il consumo di stupefacenti viene colpito con sanzioni amministrative e non più col carcere. Intanto la Corte Costituzionale dichiara ammissibile il referendum sulla legge. La consultazione si terrà la primavera prossima.
ROMA - Dopo l'impegno assunto diverse settimane orsono, il governo italiano ha modificato con un decreto legge entrato immediatamente in vigore la legge sulla droga. Secondo il nuovo testo il consumatore di droghe viene colpito da sanzioni amministrative e non con il carcere, come la normativa prevedeva.
Alla base della decisone del governo stanno probabilmente tre ragioni: il fallimento della legge approvata due anni e mezzo fa che non è riuscita a contenere la diffusione della droga, ma ha fatto raddoppiare la popolazione carceraria. Più della metà dei detenuti nelle carceri italiane sono tossicodipendenti. In secondo luogo ha pesato sulla decisione governativa il referendum che si terrà nella primavera prossima. Uno degli obiettivi dei promotori è appunto eliminare la pena detentiva per i consumatori. Infine il governo ha mantenuto l'impegno assunto alcune settimane fa con Marco Pannella, leader della lista che porta il suo nome, e Marco Taradash, leader antiproibizionista e deputato della Lista Pannella. Nel corso di un incontro con il presidente del consiglio Giuliano Amato, i due ottennero l'impegno del governo ad affrontare e risolvere la questione rapidamente.
Le norme introdotte dal governo modificano anche il criterio per distinguere tra consumatore e spacciatore. Secondo la legge fino a pochi giorni fa in vigore, è spacciatore chi detiene una quantità di sostanza superiore a la cosiddetta "dose media giornaliera". Secondo il decreto del governo, questa quantità è aumentate di tre volte. Ma su questa decisione pesa ancora il referendum abrogativo. I promotori infatti vogliono abolire il criterio di distinzione automatico della "dose media giornaliera" e sostengono che la distinzione tra detenere per consumo personale o per spaccio debba essere valutata dal giudice in base a elementi di fatto e non in base a un'arbitraria quantità.
Intanto la Corte Costituzionale ha giudicato ammissibile il referendum, che pertanto dovrebbe tenersi nella prossima primavera, a meno che il Parlamento non modifichi ulteriormente la legge nella direzione proposta dai promotori del referendum.
La palla è quindi alle camere: se il decreto del governo sarà approvato così com'è, si andrà a votare sulla questione in una domenica compresa tra il 30 aprile e il 30 giugno. Se invece le modifiche dovessero essere più profonde, il referendum non si renderebbe più necessario.
E facile prevedere che i sostenitori del referendum non si lasceranno scappare l'occasione del prossimo dibattito parlamentare per ottenere risultati ancor più significativi. E sarà la prima occasione per vedere al banco di prova la forza politica dell'intergruppo parlamentare antiproibizionista, il gruppo di quasi duecento deputati e senatori di tutti i partiti (escluso l'Msi) uniti sotto la comune bandiera della legalizzazione della droga. [Cora Fax]