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Agora' Agora - 8 febbraio 1993
Il divieto alla pubblicità del tabacco fa crescere il consumo
[The Independent/30-1-93]

Il sorprendente risultato messo in evidenza da una ricerca condotta sul consumo di tabacco nelle 22 nazioni aderenti all'Ocse. Nei paesi in cui la pubblicità è vietata da sempre o è stata vietata di recente, il consumo è generalmente aumentato, mentre dove è consentita si è avuta una diminuzione dei consumi.

LONDRA - Il divieto alla pubblicità delle sigarette ha determinato un piccolo aumento nel consumo nella maggior parte dei paesi in cui il divieto vige. E il sorprendente risultato di uno studio statistico condotto sul consumo di tabacco nei 22 paesi dell'Ocse, l'organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo. Tra i paesi in esame, sono sei quelli in cui la pubblicità alle sigarette non è consentita. La ricerca è stata commissionata dall'Associazione europea degli industriali del tabacco e presentata in Inghilterra dalla Associazione dei pubblicitari, che si sta battendo contro l'adozione della direttiva Cee che vieta la pubblicità ai prodotti da fumo.

Lo studio è stato condotto da Michael Stewart, specialista di statistica, che ha sottolineato che l'incremento dei consumi è piccolo e »statisticamente non significativo . In ogni caso il dato contrasta con la previsione delle autorità sanitarie britanniche, che sostengono che il divieto di pubblicità provocherebbe una diminuzione del consumo di tabacco pari al 7%.

Secondo l'autore dello studio, la spiegazione di questi risultati sta nel fatto che, laddove è consentita, la pubblicità delle sigarette deve contenere avvertimenti obbligatori sui rischi alla salute derivanti dal consumo di tabacco. Secondo i ricercatori si può quantificare in una percentuale tra il 10 e il 15% lo spazio pubblicitario destinato a questi avvisi. In sostanza, dicono i ricercatori, vietando la pubblicità alle sigarette, si sacrifica anche tutta la pubblicità contro i rischi del fumo. Da parte loro, le industrie produttrici hanno ribadito che il loro interesse a poter propagandare i loro prodotti non punta a espandere quantitativamente il mercato (in Gran Bretagna dove la pubblicità è consentita la diminuzione del consumo dal 1975 ad oggi è stata del 28%) ma a spostare il consumatore da un prodotto all'altro, in un mercato sempre più competitivo.

 
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