[The Times/27-2-92]Nel cuore del triangolo d'oro detenuti politici, studenti arrestati durante i moti del 1988 e tossicodipendenti, incatenati ai piedi, estraggono dal fiume le pietre che serviranno a costruire una strada che collegherà la Birmania con la Thailandia e la Cina. Una strada che renderà più efficiente il traffico di oppio ed eroina
RANGOON - E' uno spettacolo agghiacciante quello a cui si può assistere nello Shan, una provincia orientale della Birmania. Giovani incatenati ai piedi, immersi fino al ginocchio nell'acqua del fiume Talay, spaccano pietre sotto l'occhio viglile dei loro carcerieri.
I forzati sono quasi tutti giovani. Alcuni sono criminali comuni, molti eroinomani, molti detenuti poliici. Le catene legano loro le caviglie al bacino, in modo da impedirgli di scappare ma di consentirgli di lavorare, di estrarre dal fiume le pietre che serviranno per costruire una strada che collegherà la Birmania con la Cina e la Thailandia.
La maggior parte dei giovani incatenati sono studenti arrestati a Rangoon durante le manifestazioni contro il regime militare che ha preso violentemente il potere nel 1988 e che ha tenuto fino a poco tempo fa agli arresti domiciliari Daw Aung Suu Kyi, il leader democratico rilasciato solo grazie all'intervento di un gruppo di premi Nobel, tra cui il Dalai Lama.
Il gulag birmano si trova vicino a Kengtung, capitale non ufficiale del triangolo d'oro, la principale area di coltivazione di papavero da oppio del mondo. Un'area in cui, secondo i dati del Dipartimento di Stato Usa, gli ettari coltivati a papavero sono raddoppiati negli ultimi quattro anni. E la strada che i forzati stanno costruendo servirà proprio a trasportare l'oppio e l'eroina prodotta nelle raffinerie birmane. Un'attività svolta con il consenso dei militari al potere che dal commercio di oppio ed eroina traggono ricchezza personale e alimentano un'economia illegale che coinvolge decine di migliaia di persone.