[Cora Fax]Gli italiani hanno abrogato la legge proibizionista approvata solo tre anni fa dopo una dura campagna all'insegna del pugno di ferro nei confronti della droga e dei tossicodipendenti. Ora, dopo la netta maggioranza ottenuta (55%), i promotori del referendum rilanciano la loro iniziativa per una nuova politica fondata sulla "riduzione del danno e del rischio".
ROMA - E stata la vittoria più difficile e forse per questo la più limpida. Nella tornata referendaria del 18 aprile, nella quale gli italiani hanno votato in massa per l'abrogazione di alcune delle leggi fondamentali dei quasi cinquant'anni di storia repubblicana, gli italiani hanno anche votato a favore dell'abrogazione di alcune norme, considerate le più repressive e inique, dell'attuale legislazione sulla droga. Approvata solo tre anni fa sulla spinta di una campagna all'insegna del pugno di ferro nei confronti della droga e dei tossicodipendenti, la legge sulla droga è stata bocciata dal 55% degli italiani.
Le norme sottoposte a referendum prevedevano le sanzioni penali nei confronti dei consumatori, l'obbligo da parte del magistrato di perseguire per spaccio chiunque fosse trovato in possesso di una quantità anche di poco superiore alla cosiddetta dose media giornaliera (quantità arbitrariamente stabilita dal governo per distinguere tra consumo personale e spaccio) e ponevano forti limitazioni ai medici nel trattamento dei tossicodipendenti, vietando di fatto l'uso dei farmaci sostitutivi come il metadone.
Nei tre anni di vigore della legge, nessuno degli obiettivi indicati all'atto della approvazione è stato raggiunto: il numero dei tossicodipendenti e il consumo di droga sono cresciuti, i morti per overdose e aids (contagiati per uso promiscuo di siringhe) sono aumentati, la grande criminalità mafiosa ha continuato indisturbata a conseguire enormi profitti dal traffico di droga.
Accanto al fallimento degli obiettivi, la legge italiana ha prodotto danni enormi. Le carceri si sono riempite di decine di migliaia di tossicodipendenti (la popolazione carceraria è raddoppiata, passando da 25.000 a oltre 50.000), i medici non hanno potuto esercitare alcun ruolo terapeutico, essendo vietate anche le sostanze sostitutive, le grandi città come Milano, Roma, Napoli, Bari sono polveriere pronte a esplodere per una situazione che giorno per giorno va degradando.
Ora che gli italiani hanno cambiato la legge, ci si attende una svolta radicale della politica sulla droga. Gli antiproibizionisti, promotori del referendum, sono già al lavoro per proporre al parlamento una nuova legge che abbracci la strategia della "riduzione del danno e del rischio", strategia adottata da alcune grandi città europee e che prevede la somministrazione controllata di sostanze stupefacenti (eroina e metadone), una qualche forma di legalizzazione di hashish e marijuana, programmi di scambio di siringhe e di prevenzione dell'aids tra i tossicodipendenti, riduzione della microcriminalità urbana legata al traffico di droga.
L'Italia sta cambiando a grande velocità. Sarà proprio l'Italia a portare in Europa una rivoluzione nella politica sulla droga?