[Libération - 21-4-93]Il referendum italiano ha riaperto il dibattito sulla politica della droga in tutta Europa. La Francia conferma un atteggiamento intransigente che l'ha portata a subordinare la libera circolazione delle persone nei paesi della comunità alla adozione di una politica fortemente proibizionista di tutti i paesi membri.
PARIGI - Il vento del referendum italiano non scavalca le alpi. Il nuovo governo francese guarda con indifferenza alla svolta della penisola e conferma la politica intransigente seguita dalla precedente amministrazione. Il nuovo ministro degli interni Charles Pasqua approva la linea seguita dal suo predecessore Paul Quiles, che nel dicembre del 1992 ha rilanciato la "guerra alla droga", e non ritiene necessari mutamenti legislativi o politici.
Un segnale di questo orientamento è la conferma del prefetto Robert Broussard come coordinatore della lotta antidroga e delle linee guide fin qui seguite. La legislazione francese non prevede alcuna distinzione tra droghe leggere e pesanti, considera reato anche il semplice consumo di droga e limita moltissimo l'uso terapeutico di sostanze sostitutive come il metadone.
Il governo francese ha fatto inoltre della lotta alla droga argomento di politica estera. La Francia, infatti, ha subordinato l'entrata in vigore degli accordi di Schengen sulla libera circolazione delle persone nei paesi della comunità europea alla adozione di una politica comune sulla droga. Durissime sono state nei mesi scorsi le polemiche nei confronti dell'Olanda, colpevole a detta dei francesi di cedimento nei confronti della droga.