Non abbiamo ben capito se Don Gelmini si dedicherà alla politica o alcuni parlamentari del Polo si dedicheranno al recupero dei tossicodipendenti. Ma questa chiarezza è indispensabile per capire. Infatti, ad un pastore di anime non si chiede che di curarle, ad un politico di governare i problemi, o meglio di prevederli, prevenirli e provvedervi.
A parte chi lucra sul commercio, non v'è alcuno che abbia interesse alla diffusione di sostanze proibite.
Ma chi lucra sul commercio deve questa opportunità alle leggi in vigore. Leggi che uccidono con l'overdose e l'AIDS, leggi che legano il consumatore alla criminalità, leggi che consentono uno spreco di denaro nel contrasto e nel recupero.
Non comprendiamo dunque perché, quando si parla di droghe, dei parlamentari debbano riferirsi a dati morali ed etici, che dovrebbero invece appartenere alla sfera del privato ed essere il primato per Don Gelmini.
Non comprendiamo neppure qual'è la proposta di questi parlamentari, visto che il carcere - ovunque nel mondo - non ha sfiorato il problema. Vorrebbero proporre la pena di morte? In tutti i paesi in cui c'è la pena di morte per i reati di droga aumentano i condannati, il consumo e il traffico.
Vorrebbero proporci le comunità terapeutiche come soluzione del problema? Ebbene il ricovero dovrebbe essere coatto, ovvero la comunità dovrebbe trasformarsi - di fatto - in un carcere (magari senza sbarre) ma, francamente, Don Gelmini direttore di un carcere o secondino non riusciamo a vederlo, sarebbe contro i suoi principi.
E' chiaro che lavarsi la coscienza con una visitina in una comunità non costa nulla, l'avessero fatta a San Patrignano quand'era nell'occhio del ciclone avrebbero almeno dimostrato coraggio: nemmeno quello.