Radicali.it - sito ufficiale di Radicali Italiani
Notizie Radicali, il giornale telematico di Radicali Italiani
cerca [dal 1999]


i testi dal 1955 al 1998

  RSS
ven 01 mag. 2026
[ cerca in archivio ] ARCHIVIO STORICO RADICALE
Notizie Esperanto
Agora' Agora - 15 marzo 1994
"VIA LE PAROLE STRANIERE". PAVIA TORNA ALLE LEGGI DEL DUCE

La Repubblica 15 marzo 1994

PAVIA - E poi ci troveremo a bere del whisky al Roxy Bar... Così canta Vasco Rossi ma a Pavia sarà ben difficile incontrarsi perché nessun locale in città d'ora in poi potrà vanto con nomi d'Oltralpe. Così ha deciso la commissione edilizia del Comune di Pavia che ha bandito le parole straniere dalle insegne dei negozi e dalla città. D'ora in poi i sexy-shop dovranno chiamarsi "botteghe del sesso" e forse neppure le classiche insegne con la scritta supermarket avranno diritto di esistere. A chi vuole distinguersi dai vari ristoranti Italia o Bar Roma, l'amministrazione leghista di Pavia lascia però una porta aperta: l'uso del latino, unica lingua permessa insieme a quella che Dante lavò in Arno. La morte delle parole straniere è stata decretata con l'applicazione di una legge dell'aprile 1940 tesa a salvaguardare la purezza della lingua. I tempi sono cambiati, ma quella legge fascista è rimasta tuttora in vigore e a ripescarne la validità ci sta pensando l'attuale commissione edilizia di Pavia che la scorsa s

ettimana ha bocciato le richieste di autorizzazione per le insegne di New bar e Igm-service. "La legge prevede - spiega l'assessore Rigone - che per le insegne dei negozi non vengano usate terminologie straniere a meno che non si tratti di marchi di fabbrica registrati da lungo tempo. La nostra è una lingua ricca, perché non fare appello alle sue risorse?". Nessuna paura quindi per i vari photo color center o self-service, per i palace hotel o per le tante boutiques che espongono il proprio marchio all'esterno. Anche Pino coiffeur e ladyfashion avranno il loro spazio garantito, come l'hanno sempre avuto. Ma chi aprirà una nuova attività dovrà passare l'esame dello Zingarelli per poter innalzare l'insegna. Come regolarsi dunque tra parole ammesse e proibite? In attesa di un elenco di termini graditi all'amministrazione pavese qualche indicazione la fornisce lo stesso assessore: "Non verrà mai approvata un'insegna che indichi al posto di pizzeria iltermine di pizza house. Perchè non si deve usare il più noto e

classico pizzeria? Abbiamo deciso questo orientamento per salvaguardare il nostro patrimonio linguistico". Resta anche da vedere come in futuro la giunta di Pavia si comporterà di fronte a quei termini stranieri che non hanno un corrispondente in italiano, tipo self service, computer o boutique. E poi come faranno le tante Samantha o i Christian (i nomi stranieri sono sempre più in aumento alla stessa anagrafe di Pavia) a inserire il proprio nome nella ragione sociale? A Pavia c'è chi sorride di fronte al richiamo della lingua madre fatto dalla giunta. Mail presidente dell'Associazione commercianti locali, Aldo Poli sbotta: "Sono contrario a queste prese di posizione così estemporanee. Siamo da oltre un anno nel mercato comune europeo, abbiamo abbattuto le barriere doganali: non vedo perché dovrebbero sorgere barriere interne al nostro paese, certo quella legge è in vigore ma esistono anche le direttive della Comunità europea.

L'inglese del resto è la lingua internazionale per eccellenza. Alcuni idiomi sono entrati a far parte della parlata normale anche in Italia. Pensiamo, ad esempio, alla parola bar. E'un termine di origine britannica ma è diffuso anche nei paesini sperduti. Con tutto quello più importante che resta da fare per la città mi sembra che pensare a questo sia solo una perdita di tempo".

"Non so a cosa possa servire un simile provvedimento - dice il titolare della New Pizza House di via dei Mille - il cliente capisce comunque che si tratta di una pizzeria. Non ho nessuna intenzione di cambiare l'insegna del mio locale".

L'assessore non si cura delle critiche. Del resto l'embargo per le parole straniere non era stato messo in atto dalla "civilissima" Francia che per anni ha cercato di frenare l'avanzata dei termini anglofoni.

Linda Lucini

 
Argomenti correlati:
stampa questo documento invia questa pagina per mail