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Agora' Agora - 15 marzo 1994
LA LEGA ORDINA: NIENTE INSEGNE STRANIERE

"La Stampa" 15 marzo 1994

PAVIA - Vietato l'uso di nomi stranieri nelle insegne commerciali Pavia. E' il primo caso in Italia. Lo ha stabilito la Commissione edilizia capeggiata dall'assessore comunale all'Urbanistica e vicesindaco, Giovanni Rigoni, della Lega Nord, il partito che da nove mesi governa la città. Non c'è ancora un elenco preciso delle parole straniere vietate: "Lo si sta approntando, dichiarano in Comune.Ma a questo punto è facile immaginare che insegne come "Pizza House" dovrà essere cambiata in "Pizzeria" e così per i tanti negozi che a Pavia hanno insegne straniere, come del resto in tutta Italia, in Europa, nel mondo. Ma è possibile fare questo? Pare di sì. La Commissione edilizia, per attuare una così impopolare decisione, si è rifatta nientemeno che a una legge fascista in vigore nel 1940 e mai abrogata che vieta, infatti, l'uso di parole straniere a salvaguardia della lingua italiana. "Un paradosso - afferma Aldo Poli, presidente dell'Associazione commercianti di Pavia -. Facciamo parte della Comunità europea e

dobbiamo sottostare a simili imposizioni? Ma è semplicemente anacronistico. E' un'assurdità. Ma come - si chiede Poli -abbiamo abbattuto le barriere doganali per la libera circolazione delle persone e delle merci e si vietano i nomi stranieri ai commercianti? Abbiamo le scuole per sommellier, corsi per barman, e cosa facciamo: li cambiamo? E per i nomi dclle auto straniere, come ci regoleremo? Pazzesco! Ecco, forse questa è la frase giusta". Molti i commercianti pronti a mobilitarsi per difendere quello che ritengono un loro diritto: "Ma adesso - dicono - ci devono pure dire come dobbiamo chiamare i nostri negozi ?" La decisione della Commissione edilizia arriva nel bel mezzo di un braccio di ferro fra l'assessore all'Urbanistica i geometri di Pavia che lamentano di non poter più lavorare perché la maggior parte dei loro progetti vengono regolarmente respinti per una serie di norme e divieti fatti risalire a una legge del 1923 (anche questa mai abrogata) che impone la firma di un ingegnere o di un architetto

. Da sempre i geometri, regolarmente iscritti all'albo, hanno invece presentato i progetti senza ulteriori vidimazioni. Ora, per difendere quello che i geometri pavesi ritengono un abuso, si sono detti pronti a ricorrere al Tar e a presentare un esposto alla procura della Repubblica. E' in questo clima già rovente che s'inserisce la strabiliante decisione della Commissione edilizia di vietare l'uso di parole straniere per le insegne commerciali.

Amedeo Lugaro

 
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