W A L L S T R E E T J O U R N A L 29. 3. 94
(Prima pagina)
L'ESPERANTO PUO' ESSERE UNIVERSALE, MA IL SUO UNIVERSO E' PICCOLO
di NICHOLAS BRAY
NEWBURY, Inghilterra - "Bona kato, venu, venu", dice Helen Fantom, una ragioniera dalle guance rosee, mentre chiama il suo gatto in esperanto. E Vera, il bona kato, o buon gatto, prontamente venas, o viene. Vera è sicuramente uno dei pochi felini al mondo a capire l'esperanto, ma questo è fin troppo prevedibile in casa Fantom, una delle poche famiglie di esperantisti madrelingua nel mondo. "Sì, è una cosa naturale rivolgersi agli animali domestici in esperanto", spiega Ian Fantom, che insieme alla moglie ha insegnato ai loro tre figli - Gavan di 15 anni, Rolf di tredici e Petra di nove - a parlare la lingua internazionale esperanto prima dell'inglese. "La gente dice che non è una lingua naturale", aggiunge Rolf. "Ma è stata inventata per comunicare, ed è per questo scopo che la utilizziamo".
Globale ma non Prevalente.
Dov'è il problema allora? Lungi dal conoscere una vasta diffusione nel mondo, come speravano i suoi sostenitori, l'esperanto non è mai stato - e probabilmente non sarà mai - più di una moda eccentrica per intellettuali e utopisti. Esistono dei club di esperanto per qualsiasi cosa: dagli scacchi al giardinaggio alla filatelia fino al nudismo. I congressi di esperanto in città come Vienna e Pechino attraggono masse di persone ogni anno.
Ma la comunità mondiale di esperantisti è piccolissima. Si calcola che il numero sia compreso tra le 50.000 e gli otto milioni di persone. Calcolato sulla base delle iscrizioni a associazioni o club di esperanto, poche centinaia di migliaia di persone.
Milo Simojevic, il segretario generale jugoslavo dell'Associazione Mondiale di Esperanto che ha sede a Rotterdam in Olanda, dice che l'esperanto "è come la pace nel mondo. E' un bell'ideale ma non verrà realizzato prima di altri begli ideali".
Per gli entusiasti dell'esperanto, l'indifferenza quasi totale del resto del mondo è fonte di continua frustrazione. In teoria il boom attuale dei viaggi e delle telecomunicazioni dovrebbe favorire una lingua universale.
Manca il sostegno.
Ma le prospettive per l'esperanto sembrano essere tutt'altro che rosee. Un importante sostegno all'esperanto è venuto a mancare con la caduta dei regimi comunisti, che ne apprezzavano le implicazioni internazionaliste. La radio polacca trasmette tuttora programmi in esperanto, e il governo cinese finanzia una rivista in esperanto. Ma altrove nel mondo e soprattutto nell'est europeo stanno venendo a mancare le sponsorizzazioni, come conseguenza dei tagli di spesa. Inoltre le nuove tecnologie prospettano l'introduzione della traduzione automatica e l'interpretazione della voce a mezzo del computer nel prossimo futuro. L'esperanto deve fare in conti con la concorrenza di lingue rivali come il Glosa, un linguaggio sintetico basato sul latino e sul greco e che, secondo i promotori, sarebbe più facile da imparare. Una lingua artificiale inventata poco più di cento anni fa da un ottico polacco, Lazar Ludwik Zmenhof, l'esperanto ha tuttavia dei vantaggi rispetto alla maggior parte delle lingue nazionali. La sua gram
matica è semplice, e la sua pronuncia lineare. Suffissi come as-o (per i sostantivi), -a (per gli aggettivi) e -e (per gli avverbi) caratterizzano la funzione grammaticale delle singole parole.
Prendiamo ad esempio la parola "Bird", uccello. Ne possiamo ricavare birdo, per significare un uccello, birdi (essere un uccello), birdeca (come un uccello) flugi birde (volare come un uccello) e birdkanto (canto dell'uccello) oltre a varie altre parole.
L'esperanto ha "una morfologia agglutinante", dice John Wells, professore di fonetica all'università di Londra e presidente dell'Associazione Internazionale di Esperanto.
"Da una qualsiasi radice si possono far derivare diverse parole e diverse parti del discorso".
In teoria, si entusiasma Jorge Camacho, insegnante di esperanto a Madrid, "chiunque può parlare il migliore esperanto del mondo". Camacho apre la valigetta e tira fuori una lunga poesia dal titolo "Monologo kun Mediteraneo" ("Monologo presso il Mediterraneo") per il quale ha appena vinto un premio offerto da una associazione di esperanto. Come spagnolo, dice, "non potrei mai essere un grande scrittore francese, per esempio, o membro dell'accademia francese". Ma come esperantista "queste aspirazioni sono alla portata di chiunque".
Ma con il suo miscuglio di inglese, francese e tedesco con un pizzico di latino e greco, l'esperanto suscita l'irritazione di alcuni puristi. L'esperanto scritto sembra un incrocio tra il rumeno e il bulgaro. Parlato, assomiglia vagamente allo spagnolo, con un accenno di uno strano inglese e di altre lingue. "Lo detesto", si arrabbia Wim Meeuws, il proprietario multilingue di una libreria ad Oxford che si rifiuta di tenere testi in esperanto.
Sciocchezze, dicono gli esperantisti. "E' una bellissima lingua", insiste Toorn Witkom, un ingegnere informatico olandese che ha imparato l'esperanto alcuni anni fa mentre lavorava ad un progetto per usarlo nella traduzione computerizzata. Ma anche lui ammette che "si può vivere benissimo senza mai entrare in contatto con l'esperanto".
Non ditelo alla famiglia Fantom. Sulla porta della loro casa in mattoncini rossi qui nell'Anglia del sud, i visitatori vengono accolti da una targa di legno con il simbolo dell'esperanto, una stella verde. I tavoli, le librerie e il pavimento sono pieni di libri e giornali: "Besto farmo" ("La fattoria degli animali" di Orwell, "Murdo en la Oriento Ekpreso" (Assassinio sull'Orient Express) di Agatha Christie, e "La Marvirineto" (La sirenetta) di Hans Christian Andersen. In un'altra stanza ci sono dei tomi appartenuti al padre olandese e alla madre inglese della signora Fantom, degli appassionati di esperanto che si incontrarono a un congresso di esperantisti alla fine degli anni trenta e che insegnarono la lingua in segreto ai loro figli ad Amsterdam durante la guerra.
Niente affatto preoccupati della mancanza di interesse per l'esperanto nel resto del mondo, i Fantom parlano inglese sul lavoro o con amici, ma spesso usano l'esperanto quando sono a casa tra di loro. La prima parola pronunciata dal figlio Gavan quando aveva quasi un anno, ricorda la madre, fu "ne", la parola in esperanto che significa "no".
Qualche volta i ragazzi Fantom hanno problemi con l'inglese. Rolf ricorda che doveva spiegare a Petra in esperanto le cose che gli altri - come i nonni paterni - le dicevano in inglese. Qualche volta sono stati anche bersaglio dei compagni di scuola.
"A volte la gente ci chiede 'come si dice sei un idiota?' e io gli dico che le parole in esperanto che significano 'sono un idiota' si addicono di più, in inglese o in esperanto. "Vinco sempre io. L'esperanto è facile da imparare ed è neutro. Non ha un paese di origine, e così la gente non può odiare quel paese, e le persone che parlano esperanto certo non andranno mai ad invadere il paese di altri".
Le vacanze della famiglia Fantom ruotano intorno all'esperanto. L'anno scorso hanno visitato la Germania, la Francia e la Spagna, ospiti di altri esperantisti e frequentando il congress annuale di esperanto la scorsa estate a Valencia. Nel fine settimana partecipano a riunioni musicali con altre famiglie esperantiste. Il signor Fantom, un informatico calvo e occhialuto che ha imparato l'esperanto da adolescente, suona il pianoforte; la signora Fantom canta; Gavan suona il clarinetto, Rolf il violino e Petra il violoncello.
A prescindere dall'utilità o meno dell'esperanto nella comunicazione iternazionale, il signor Fantom sottolinea il suo valore pedagogico. I bambini che imparano come prima lingua l'esperanto sono aiutati nell'apprendimento di altre lingue, sostiene.
Il sistema logico per contare dell'esperanto, dice, aiuta a imparare la matematica. Diversamente dall'inglese, con i suoi "undici" o "dodici", o dal francese, in cui 95 ad esempio è "quattro volte quattro più quindici", l'esperanto usa i numberi come blocchi. Undici, ad esempio, è dek uno, o "dieci uno". Dodici è dek du, o "dieci due". Venti è dudek, o "due-dieci" e 22 è dudek du, o "due-dieci due".
Sia Gavan che Rolf, dice orgoglioso il signor Fantom, sono tra i migliori allievi della loro classe per il francese, il tedesco e la matematica. Sebbene Petra non abbia ancora cominciato l'apprendimento delle lingue a scuola, manifesta già un interesse per il tedesco.
Che cosa ha in serbo il futuro? I ragazzi Fantom insegneranno un giorno l'esperanto ai propri figli, che sarebbero così la terza generazione di esperantisti? I loro genitori ovviamente sarebbero contenti, ma non vogliono forzarli in alcun modo.
"La decisione spetta a loro", dice il signor Fantom. "Noi gli stiamo dando una base educativa. Saranno loro a decidere se usarla o meno".