Lecco, 1 giugno 1993
La vecchia macchina schiacciasassi del PCI, con le usuali interminabili liste di firmatari in bianco delle sue iniziative, si è messa in moto e raccoglie i suoi frutti, opera le solite tabulae rasae, con la convergenza di nuovi e vecchi trasformisti, di frondisti del vecchio regime che vogliono perpetuare la sostanza bipolare e di coalizioni dell'ultimo quarantennio italiano.
Mario Segni, dopo aver sostenuto a parole la scelta di una legge elettorale, per la Camera, fotocopia di quella adottata per il referendum per il Senato, non ha fatto nemmeno finta di combattere: dinanzi alla concreta, presistente probabilità che il suo obiettivo fosse accettato lo ha abbandonato per passare alle tesi improvvide di giornali-partito che dilagano ormai in Italia, a cominciare dall'antimarcia, riconosciamolo, montanelliano.
Vecchissimo modo di far politica, dimostrazione che spesso il nuovo non è che la più provvisoria e caduca incarnazione del vecchio.
Noi difenderemo fino in fondo la scelta che abbiamo proposto agli elettori durante la campagna referendaria e subito dopo, con quanti ci staranno. A cominciare - vogliamo essere certi - dalla DC di Martinazzoli.