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Agora' Agora - 14 giugno 1993
RIFORMA ELETTORALE: BASTA CON LE MENZOGNE, IL PAPOCCHIO E' QUELLO DEL DOPPIO TURNO.
OCCORRE MIGLIORARE E DIFENDERE LA PROPOSTA MATTARELLA.

UN APPELLO PERCHE' NON SIA CHIESTO IL VOTO SEGRETO, PER LA MASSIMA TRASPARENZA E RESPONSABILITA' DI FRONTE AL PAESE.

di Giuseppe Calderisi

Basta ! Le menzogne e le falsificazioni diffuse a tutto spiano dalla propaganda "doppioturnista" - da parte di Repubblica e delle altre testate che sembrano essere divenute anch'esse dei giornali-partito - hanno superato il livello di tollerabilità. Prima hanno sperato, facendo affidamento sulle "melina" messa in atto proprio dai deputati fautori del doppio turno, che la Commissione affari costituzionali si impantanasse, al fine di invocare l'intervento del Governo. Fallita questa manovra, stanno alzando ora un gran polverone contro la proposta Mattarella. Un testo che, se non corrisponde certamente alla riforma ideale, è di gran lunga la migliore delle riforme possibili, decisamente vicina ai contenuti del referendum.

"Gli ordini di scuderia" contro il testo Mattarella sono arrivati al punto che certi commentatori sembrano quasi coltivare la speranza che il voto segreto faccia saltare tutto per aria. Un motivo in più per rivolgere un appello perchè in Aula non sia chiesto il voto segreto e perchè tutti i deputati si assumano le proprie responsabilità nel modo più chiaro e trasparente di fronte al Paese.

Occorre allora fare un po' di chiarezza sui nodi principali della riforma elettorale, i quali si possono ridurre sostanzialmente a due: la questione turno unico o doppio turno e la quota proporzionale con le sue modalità di applicazione.

Sul primo nodo. Innanzitutto non è più accettabile sentir parlare di doppio turno purchessia. Esistono almeno tre o quattro diversissime versioni del doppio turno (che diventano ancora più numerose se le si combinano con i diversi modi di risolvere il problema della quota proporzionale). Ma nessuna versione garantisce, come sostengono i "biturnisti", la possibilità dell'elettore di scegliere tra una maggioranza e un'opposizione. Del resto non c'è sistema elettorale che di per sè garantisce questo risultato. Il sistema del doppio turno con ballottaggio bloccato ai primi due candidati consente questa scelta, ma solo nell'ambito del singolo collegio. Nei diversi collegi del Paese non avremmo comunque una situazione uniforme, i due candidati del secondo turno non apparterebbero alle stesse formazioni politiche. Ma c'è poi da dire che questo tipo di sistema è sostenuto da un numero di deputati che si conta ormai sulle dita di una sola mano. Anche Barbera lo ha abbandonato per cercare maggiori consensi su un'ipote

si di doppio turno di tipo francese, cioè con soglia di accesso al secondo turno (ma nessuno ha proposto il 12,5 % degli elettori, pari a circa il 18 % dei voti validi, come in Francia; sono state invece proposte soglie variabili tra il 12,5 e il 5 % dei voti validi; quella che ha raggiunto maggiori consensi, ma comunque fortemente minoritari, è la proposta Boato del 7 %). Il che significherebbe che al secondo turno potrebbero andare più di due candidati, anche fino a cinque o sei. Avremmo una grande frammentazione: al primo turno tutti i partiti sarebbero spinti a presentare propri candidati e poi si aprirebbe una trattativa collegio per collegio che sfuggirebbe a qualsiasi indirizzo politico nazionale. Sarebbe il sistema che più facilmente consentirebbe al PDS di allearsi ora con questo, ora con quello, ora con se stesso come ha fatto per le comunali. Tra un turno e l'altro assisteremmo ad un mercato non delle vacche ma delle pecore e dei sacchi di patate. Roba da far rimpiangere la proporzionale e tangent

opoli.

Anche il premio di maggioranza del 10 % che Barbera vorrebbe introdurre con un secondo turno di spareggio tra le prime due formazioni politiche (proposta che incontra riserve fortissime da parte degli stessi repubblicani, degli altri laici e anche della DC) non può garantire gli scopi per i quali è stato concepito. Gli elettori sarebbero chiamati a votare una seconda volta ma non vi sarebbe alcuna certezza dell'utilità di questo voto: molto difficilmente una formazione politica potrebbe raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi grazie a questo premio del 10 % (per non parlare del caso paradossale di uno spareggio vinto da una formazione politica arrivata seconda al primo turno con meno del 40 % e con un distacco superiore all'11 % dalla prima; nessuno avrebbe la maggioranza assoluta dei seggi e il vincitore dello spareggio avrebbe meno seggi del perdente: a chi sarebbe affidato l'incarico di formare il governo ?).

Ma veniamo alla seconda questione, quella della quota proporzionale che è la vera palla al piede della riforma. Se potessimo farne a meno, avremmo la possibilità di varare una riforma eccellente. Così purtroppo non è. A metterla in discussione sia prima che durante la campagna referendaria (quando bisognava parlar chiaro alla gente) non sono stati molti (solo Pannella e pochi altri). Ma la grande menzogna sta nel non dire che la quasi totalità dei sostenitori del doppio turno non ha alcuna intenzione di ridurre la quota proporzionale del 25 % (anzi alcuni vorrebbero rialzarla !) Non solo, i "biturnisti" (compreso Barbera) vorrebbe attuare il recupero proporzionale con il medesimo meccanismo del doppio voto che è il bersaglio delle loro critiche nei confronti della proposta Mattarella !

Certo, il sistema del referendum sul Senato prevede un solo voto e il recupero proporzionale del 25 % viene effettuato tra gli stessi candidati nei collegi che hanno ottenuto i migliori piazzamenti. Il riparto della quota proporzionale su base regionale comporta di fatto una soglia del 10 % circa che impedisce la proliferazione di candidature. Questo sistema - denominato "additional member system" - è certamente un sistema migliore della proposta Mattarella. Ma ad averlo abbandonato è stato proprio il leader del movimento referendario.

Gli errori compiuti da Mario Segni sono stati infatti enormi. Se avesse accettato di fare il vicepresidente del Consiglio e il Ministro per le riforme elettorali e istituzionali avrebbe redatto lui il testo della riforma e grazie al Presidente della Repubblica (che aveva parlato della necessità di scrivere la riforma sotto dettatura della volontà popolare) sarebbe certamente riuscito a farla passare.

Ma anche non essendo entrato nel Governo, poteva comunque seguire la strada maestra della legge fotocopia. Lo ha fatto solo per qualche giorno (presentando per errore un testo che non era affatto la fotocopia del referendum perchè prevedeva il recupero proporzionale su base nazionale: chiunque con lo 0,65 % dei voti avrebbe preso un deputato, ci sarebbe stata una spaventosa proliferazione di candidature nei collegi uninominali). Ma poi ha comunque abbandonato questa proposta per aderire all'ipotesi di non si sa bene quale doppio turno, tirato da una parte dal PDS, dall'altra dal Giornale di Montanelli e Orlando. Tuttora non è dato di sapere se sostenga (del tutto isolato) il sistema del doppio turno con ballottaggio bloccato ai primi due candidati o un qualche doppio turno alla francese. Men che mai è dato di sapere come intende realizzare il recupero proporzionale.

In queste condizioni il testo Mattarella è quello più vicino al referendum: il 75 % dei seggi è assegnato, con apposita scheda, attraverso collegi uninominali all'anglosassone. Con un altra scheda, e quindi con separazione netta rispetto al voto per i candidati nei collegi uninominali, viene assegnato il restante 25 % dei seggi, in piccole circoscrizioni regionali o subregionali, senza preferenze per non creare un perverso meccanismo di scambio tra voto uninominale e voto proporzionale (come in Germania e Spagna). Un partito con il 20 % dei voti (l'attuale quotazione della DC) avrebbe 30 deputati, con il 6 % dei voti (l'attuale quotazione del PSI) avrebbe 9 deputati, un po' poco anche per i mohicani della partitocrazia.

Nel testo Mattarella c'è un grosso neo: quello del cosiddetto scorporo (meccanismo che è comunque presente nel sistema scaturito dal referendum). Per applicare lo scorporo con il doppio voto è stato inserito l'obbligo per i candidati nei collegi uninominali di collegarsi con una lista (non necessariamente di partito). La DC vuole questo meccanismo per un'esigenza di equilibrio territoriale della rappresentanza, il PDS perchè vuole negare valore alle candidature indipendenti (il voto del PDS è stato determinante in Commissione per introdurre l'obbligo di collegamento tra candidati e liste). E' su questo che occorrerà dare battaglia in Aula. Ma innanzitutto è necessario sconfiggere definitivamente ogni papocchio di doppio turno che ci farebbe cadere nella brace dopo la padella della proporzionale.

 
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