Come da tempo, e pressoché ossessivamente e pubblicamente previsto, l'ex-PCI rappresenta l'estremo tentativo di salvataggio proponibile della sostanza del vecchio regime.
I suoi successi elettorali, dove gli appartengono, lo dimostrano. Sono conseguenza del radicamento sociologico, parastatale, partitocratico ben più che del nuovo. Frutto degli averi accumulati in questi tre decenni, non del suo nuovo "essere". Se tutto questo dovesse esser confermato come il corso ormai irrimediabile delle cose, non verrebbero mai più alla luce le verità compiute sugli anni dell'unità nazionale, sulla funzione convergente che PCI, "Repubblica", mondo "patriottico" (come giustamente ricorda il nuovo alleato del PDS Cossiga) della P2, e una parte minoritaria ma possente della DC o dei suoi vertici. Non verrebbero mai più alla luce la messa a sacco del paese e delle istituzioni, dallo "scandalo" dell'Italcasse, via via, fino a quello della RAI-TV lottizzata e antidemocratica, partitocratica ancora ora.
Il blocco sociale conservatore delle corporazioni e dei sindacati burocratizzati e parastatali di regime, dai dieci milioni di iscritti per balzelli di Stato o padronali.
Questo PDS sa benissimo che solamente accelerando i tempi di chiusura della crisi del regime, e circoscrivendola negli attuali suoi limiti, può sperare di farcela. In tal modo e senza i titoli di novità e di non responsabilità precedenti che la Lega può accampare, il PDS fa ricorso alla demagogia ed ai tentativi di circoscrivere la riforma elettorale a quel "doppio turno" che vedrebbe PDS da una parte, e Lega dall'altra, non DC o altri, come alternative.