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Agora' Agora - 24 giugno 1993
"AUTOCONVOCATI DELLE SETTE": LINCIAGGIO IN CORSO
Lettera più allegati inviata a tutti i parlamentari e senatori

Roma, 24 giugno 1993

Caro....

non ho alcun pudore, ma, anzi, un'oncia di fierezza, nel sollecitare e richiedere esplicitamente e quasi pubblicamente solidarietà vera contro la criminalizzazione in atto dell'iniziativa e delle persone manifestatesi come "gli autoconvocati delle sette".

Il linciaggio in corso d'opera va interrotto; spero che anche questo compito non debba gravare tutto intero su di noi, su di me. Perchè si tratta molto spesso dell'esecuzione sommaria della verità; dura da trenta anni, a mio avviso, dovrei esserci abituato, come ai digiuni. Ma non lo sono. Perchè in causa è la stessa vita civile, o la sua speranza, nel nostro paese.

In definitiva stiamo cercando di far conoscere al Paese quel che i Presidenti delle Camere, che i nostri Presidenti, non riescono a fargli giungere, malgrado in questo siano impegnati ed esposti. Stiamo cercando di trasmettere alcune nozioni vitali per la vita del diritto e per una convivenza democratica, tollerante, tollerabile, prima che sia di nuovo troppo tardi. Stiamo cercando di rendere omaggio nel momento di maggior necessità e difficoltà alla legge scritta, al rispetto delle istituzioni che stanno rientrando coraggiosamente nella legalità dalla quale a mio personale avviso erano uscite per decenni. Stiamo cercando di reagire per e con dignità, sapendo che lottiamo e paghiamo anche per coloro che tacciono, che trovano comodo obbedire a far finta di nulla, e anche per coloro che ci attaccano. Stiamo cercando di conquistare quel massimo di serenità, di dialogo, di verità che è necessario ad un paese per effettuare una Riforma storica, radicale; denevrotizzandolo, anche se per far questo occorr

e ancora una volta pagare il prezzo alto dello scandalo "pro veritate", Presidenza della Repubblica, Governi, Parlamento, oggi, per varie ragioni, sono (o sono condannati) alla sovranità ed alla responsabilità. Ieri i potenti ed i prepotenti imponevano leggi di fatto contro le leggi del diritto, per ideologia, per un errore che l'intera classe dirigente e l'intero paese hanno solidarmente compiuto, per la seconda volta in questo secolo. Oggi gran parte dei possibili e supposti colpevoli sono processati, e - prima ancora - riconosciamolo (e comprendiamolo) linciati come colpevoli. Stiamo cercando di mostrare che ciascun e tutti i parlamentari, in quali condizioni che si trovino e quali che siano le loro responsabilità, fin che sono tali, possono essere preziosi, o perniciosi, per la vita della Repubblica e dei cittadini. Coloro che ci linciano - ed in tal modo per l'ennesima volta nella mia vita pensano di potermi trascinare nel fango e sbarazzarsi di noi, di me in primo luogo - sono sempre gli stessi, anche

se hanno venti anni. Li conosco bene. E, in genere, non li hanno. Italiani, brava gente, anche loro.

Occorre giudicare e conoscere le opere e i giorni, senza di che non si opera in democrazia e non si conosce l'alfabeto della tolleranza. Lo ripeto, la polemica "ad hominem", è la più bassa, volgare, violenta che ci sia, fondamento del male per sè e per gli altri. Noi delinquenti, in quanto supposti tali, saremo giudicati nelle sedi appropriate, che speriamo divenire sede di giustizia e non del suo contrario. Solamente una legislazione folle e incivile pone al riparo calunniatori e diffamatori, di ogni stazza e risma, dal dover pagare molto più di quei trecento miliardi annui che gli editori britannici sono costretti ad accantonare preventivamente in bilancio per far fronte ai normali incidenti di percorso di un giornalismo che si rispetti. Figuratevi quanto occorrerebbe in Italia, oggi, per pagare le lesioni all'immagine, all'identità, all'onore perpetrate come arma politica, di potere, di demagogia.

Spero che giovedì prossimo, alle sette, all'auletta di Montecitorio saremo molti, molti di più. La solidarietà deve esser solida, o non c'è. Ad essa si da corpo, o è tartufesca. Anche per criticare, dissentire, proporre altro. Spero che, per intanto, subito, tu possa e voglia fare di più e meglio, così come tento di fare, non so se riuscendovi, anch'io. Grazie.

Un cordiale saluto. (Marco Pannella)

* *** *

"BUBBOLE E PANNELLIANI"

Comunicato Stampa

Strasburgo, 24 giugno 1993

"Gli autoconvocati delle sette" non meritano affatto di essere denigrati e condannati, comunque definiti, come "pannelliani".

Basta constatare come la stragrande maggioranza di loro, con piena legittimità e coerenza, stanno votando alla Camera sulla riforma elettorale: regolarmente contro le nostre proposte, convinzioni, e inviti.

Sono evidentemente conviti che noi sbagliamo, come noi che sbagliano loro. E poiché vincono, auguriamoci che questa volta, come accade nelle comuni riunioni, non sbaglino.

Siamo uniti, invece, per null'altro che aiutare i nostri Presidenti a far opera di verità nei confronti di quanti denigrano il Parlamento, confondono polemica legittima e menzogna demagogica e irresponsabile, o di democrazia e di tolleranza masticano poco, molto meno che di insulti e risentimenti.

Personalmente mi chiedo dov'erano, questo popolo di giusti ed eroi, questi leaders duri e puri, giustizieri senza macchia e senza paura, fino a poco tempo fa, quando il crollo del regime contro cui non avevano combattuto o del quale avevano clamorosamente fatto parte li ha resi così "liberi", ed irresponsabili.

Mi auguro che quest'opera di linciaggio e di intimidazione trovi, nei parlamentari (e nelle persone) giusti ed onesti, ed anche capaci di decoro e di onore, la risposta di una solidarietà che oggi ci è necessaria e preziosa, dico oggi, in queste ore; e giovedì mattina 1 luglio, alle ore sette, naturalmente."

Marco Pannella

 
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