L'uccisione dei tre militari italiani delle forze dell'ONU in Somalia, che fa seguito a quella di altri militari dell'UNOSOM nelle scorse settimane, è il drammatico prezzo che oggi viene pagato per l'indecisione, durata molti mesi, nel disarmo dei cosiddetti "signori della guerra" e nell'assunzione di precise responsabilità politiche da parte del Consiglio di sicurezza. Contro ogni ragionevolezza e fin dall'inizio della missione, sono state svolte trattative proprio con coloro che avevano provocato lo sterminio per guerra e fame in Somalia, nell'illusione che un loro accordo potesse consentire all'ONU un rapido disimpegno dalla Somalia. Sono state così ignorate tutte quelle forze democratiche somale che nel loro paese e all'estero chiedevano una assunzione diretta da parte dell'ONU delle responsabilità amministrative della Somalia per farla transitare verso un sistema finalmente democratico.
E stato così consentito alle bande armate di riorganizzarsi proprio perché appariva chiaro che le Nazioni Unite intendevano assumersi solo i limitati compiti connessi alla distribuzione degli aiuti e non quelli, certamente più impegnativi, della ricostruzione di una struttura amministrativa democratica della Somalia.
Ma nessuno può seriamente auspicare che il prestigio delle Nazioni Unite, già così gravemente scosso dall'accettazione della spartizione etnica della Bosnia e dalle azioni di rappresaglia contro civili a Mogadiscio, sia ulteriormente deteriorato dal fallimento dell'operazione in Somalia. Dalla paralisi delle Nazioni Unite trarrebbero vantaggio solo coloro che, in nome della sovranità nazionale, vogliono continuare ad opprimere il proprio popolo.
Di conseguenza è irresponsabile chiedere, strumentalizzando così il dolore per le tre vite stroncate, che il governo italiano addotti iniziative unilaterali di ritiro dalla Somalia. Bisogna invece esigere con forza, anche per la sicurezza di tutti i militari che operano in quel paese, che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite assuma con determinazione chiare responsabilità politiche sia per quanto riguarda l'amministrazione fiduciaria della Somalia che per il disarmo di tutte le fazioni in armi.