L'obiettivo delle nostre riforme è, da lustri, quello di sconfiggere il modello e la realtà partitocratica italiana, il regime.
Senza bi o tripartitismo di stampa anglosassone non v'è interruzione, e comunque non chiusura, del regime che sta crollando, ma solamente un cambio della guardia dalla DC al PDS, con il suo comportamento, con i suoi programmi, con il strasformismo, con il suo giacobinismo, con la sua continuità di classe dirigente, di organizzazione, di insediamenti territoriali e politici.
La riforma elettorale che la Camera dei Deputati è da questo punto di vista una vera controriforma, che appare per ora e per troppi aspetti peggiore dello statu quo. Non potremmo non cercare immediatamente di sottoporla a referendum.
A questo punto occorre anche constatare che il Parlamento sembra essere vittima certamente del linciaggio irresponsabile ma inarrestabile delle forze sfasciste, populiste, ademocratiche e illiberali che sono sempre fortissime nella nostra società, detta "civile", ancor più che in quella politica; oltre che di se stesso, forse.
In questa situazione occorre lealmente e chiaramente porsi il problema se non sia meglio andare a nuove elezioni, con al Senato la riforma referendaria, rispettata dal parlamento, ed alla Camera con l'attuale sistema: sarebbe più leale nei confronti del paese, più trasparente, più realistico.
In tal modo si potrebbero abbinare tornata amministrativa e tornata politica, a fine novembre.
Occorre, inoltre ed è il più importante, riprendere la lotta antipartitocratica che resterebbe, se "Mani Pulite" si fermasse all'attuale caratteristica di liquidazione di una parte della classe dirigente partitocratica da parte di un'altra, senza che i più gravi, sistematici crimini di regime siano nemmeno sfiorati.
Costatiamo che da parte di tutta o quasi la stampa nazionale, (il "quasi" concerne chi non sembra ancora acquisito al nuovo servaggio ideologico neo-comunista, di stampo trasformistico-giacobino, crispino) è tornata a procedere all'abrogazione della politica: idee, progetti, in quanto tali tornano ad essere un ingombro, come la storia e la presenza della sola opposizione liberale e progressista che da settantanni è in Italia, nella concretezza dei vari momenti storici, trattata come estranea, straniera, nemica.