Caro Manifesto,
nel dare notizia della conferenza stampa di presentazione del nascente Coordinamento per i diritti del cittadino, avete scritto una cosa molto antipatica. E cioè che la volontà da me espressa di discutere di carcere e carcerazione preventiva (oggi detta custodia cautelare) in relazione a tutti i cinquantamila e cinquanta detenuti, e non soltanto ai cinquanta meno cinquantamila - i detenuti di tangentopoli - "sta a metà fra il chiarimento e la discolpa".
Non ci sto, e credo di poterlo dire anche a nome di Nicolò Amato, Tiziana Maiolo e Marco Boato. Non abbiamo scheletri nell'armadio, a meno che anche 'il manifesto' non abbia cominciato a rubricare, fra i reati politici, l'"eccesso di garantismo". Il garantismo è il rispetto dei diritti fondamentali dell'individuo e il rifiuto conseguente di qualsiasi norma o giurisprudenza ispirata alla giustificazione dei mezzi da parte dei fini, e in questo non si può eccedere.
Se abbiamo dato vita oggi a questo coordinamento è proprio perché conosciamo da sempre gli abissi (senza telecamere e senza editoriali) delle carceri dei "drogati", dei "terroristi", dei "mafiosi", e di quei tanti poveracci che non si possono permettere un avvocato decente.
Oggi che tutti seguono con orgasmica attenzione le furibonde zuffe in piscina fra il partito degli inquisiti e il partito anti-inquisiti, noi vogliamo continuare a indicare il mare in tempesta delle leggi e delle procedure di emergenza. E se è vero che ci sono in giro troppi falsi garantisti, è anche vero che, sempre più numerosi, si sono divisi in due scuole contrapposte: i garantisti dell'ultima ora, che scoprono troppo tardi di aver maneggiato per tanti anni il boomerang delle leggi di emergenza penale, e i garantisti fino alla penultima ora, che oggi si prendono una bella vacanza sulle spiagge sovraffollate dell'emergenza morale. Attenzione che si può rincoglionire, per eccesso di abbronzatura.
Marco Taradash
(deputato)