Hotel Ergife, 9 ottobre 1993
Mi è accaduto di prendere la parola altre volte in questi ultimi tempi in assemblee come queste e ogni volta ho sperato che fosse l'ultima. La ragione è presto detta: ho un sogno e spero che si realizzi. E spero che, una volta realizzato, io possa tornare a tempo pieno a fare il mio mestiere, che non è quello del politico.
Dicendo il tipo di sogno e il modo in cui io spero si realizzi, dirò anche le ragioni della mia presenza qui e della mia adesione all'Appello.
Io penso che usciamo da una Glaciazione di tipo sovietico. E' un punto che tengo fermo contro altre interpretazioni, ad esempio quella della continuità della partitocrazia col partito fascista A mio avviso, era sovietica l'identificazione dei partiti con le istituzioni. Era sovietica la tutela delle corporazioni sindacalizzate. Erano sovietici i privilegi della nomenclatura. Era sovietico il sistema delle imprese pubbliche. Si era assai sovietizzata, perché protetta e tutelata, I'economia privata. Era sovietica la struttura e l'amministrazione dello Stato.
Come si può trasformare un Glaciazione sovietica in una democrazia? Come evitare che con lo
scioglimento della Glaciazione tracimi a valle anche lo Stato e la libertà?
Tre punti sono fondamentali: (a) i contenuti politici, (b) le iniziative e (c) i soggetti.
Quanto ai contenuti, è presto detto. Li chiamo, per convenienza, i "valori di mercato": concorrenza, efficienza, competenza, trasparenza. Ma questi valori di mercato hanno bisogno anche di una "cornice istituzionale di mercato".
Per autolegittimarsi, la Glaciazione si era data parecchie filosofie: una era quella del c.d. "arco costitiuzionale", un'altra, più perniciosa, era quella secondo cui la "democrazia è partecipazione". Questo è sbagliato e ci è stato fatale: perché in un paese in cui tutti partecipano a tutto si è finiti col non avere più alcun senso di responsabilità. Il disavanzo dello Stato è il monumento perverso a questa idea della partecipazione, in cui ognuno si è ritagliato una fetta a spese delle generazioni future, finché la torta per noi e loro è finita.
Si è parlato tanto in passato di dittature e modelli. Quello cui ci siamo ispirati era il modello dei due Carlo: Carlo Marx e Carlo Borromeo. Credo che sia il tempo di passare ad un altro Carlo: Karl Popper. O, se volete, sostituire i due Carlo, con due Giovanni: John Locke e John Keyenes.
In ogni caso, occorre ripetere con Popper che la " democrazia è controllo", del governato sul governante, dell'amministrato sull'amministratore, del fruitore di servizi sul datore, del cliente sul venditore. Dunque, per fare un esempio, democrazia non è la proporzionale, ma il maggioritario. Oppure, democrazia non è l'impiegato o il professore assunto per pubblico concorso, ma l'impiegato o il professore che, se non supera l'esame dei cittadini o degli studenti, può essere cambiato e licenziato. Questo è il senso della "rivoluzione liberale" oggi auspicabile.
E' chiaro allora anche il secondo punto. Intanto, per quanto riguarda la cornice istituzionale dei valori di mercato, occorrerà riprendersi il contenuto delle leggi elettorali che erano alla base del referendum. Qui il Parlamento ha fatto un altro dei suoi scippi. Ed è un peccato che si sia rotta la fotocopiatrice, cioè che non sia passata quella legge fotocopia del referendum che ci era stata promessa. Concordo dunque con qualunque iniziativa, anche referendaria, tesa a modificare le leggi elettorali attuali. Come pure con altre iniziative, come quella per l'abolizione del valore legale del titolo di studio, che introducano la cultura del mercato negli studi e nelle professioni.
Più difficile è il terzo punto, quello dei soggetti. Mi è accaduto più volte di chiamare all'appello la borghesia, quella imprenditoriale e delle professioni.
Ma c'è? Ha voglia di prendere su di sé la possibile rivoluzione liberale? Temo che sia divisa: per una parte inclini a farsi proteggere dal PDS oggi come dal PCI ieri, e per l'altra pronta a saltare il grande vallo, come già è accaduto altre volte
Questa divisione la si trova nell'atteggiamento delle forze politiche. E su questo si è frantumata AD: fra chi voleva davvero tentare il nuovo, cioè la rivoluzione liberale, e chi cercava ancora protezioni politiche.
La mia opinione è che dobbiamo tentare ugualmente. E che è possibile che mentre muore Alleanza democratica nasca il Partito democratico.
Se si ispira ai valori politici di mercato, al quadro istituzionale di mercato, alla cultura della democrazia come controllo, questo Partito lascerà cadere molte discriminanti della vita di questo Paese: ad esempio, laici cattolici, liberal socialisti, conservatoriprogressisti. Dovrà essere un Partito che raccoglie tutte queste componenti, che sappia coniugare i diritti di libertà con la giustizia sociale (non con la solidarietà, che è figlia de i due Carlo).
Questo è il senso della mia adesione all'Appello per la Lista Pannella e il Partito democratico. La componente radicale è fondamentale: perché essa può fare da sentinella e impedire che il grande disegno degeneri.