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Notizie lista Pannella
Cupane Francesco - 22 ottobre 1993
ROMITI - TARADASH (LISTA PANNELLA): LE GRANDI FAMIGLIE FEUDALI RESTINO FUORI DAL PROCESSO DI PRIVATIZZAZIONE. MA E' NECESSARIO CAMBIARE LE NORME CHE IMPEDISCONO LA NASCITA DI UNA VERA PUBLIC COMPANY.

Dopo l'intervento dell'amministratore delegato della FIAT, Cesare Romiti, davanti alla Commissione Attività Produttive della Camera, il deputato Marco Taradash (Lista Pannella) ha dichiarato:

"Romiti afferma che l'obiettivo fondamentale delle privatizzazioni è favorire lo sviluppo di un sistema produttivo più efficiente e che bisogna perciò discuterne al di fuori delle ideologie e degli schematismi. In questo ha perfettamente ragione, ma proprio per questo la sua predilezione per il "nocciolo duro" è astratta e sbagliata. A meno che non vengano estromessi dalle nuove acquisizioni tutti quei gruppi, IFI-Fiat in testa, che hanno bloccato in Italia la nascita del capitalismo di mercato e di libera concorrenza, aspirando migliaia di miliardi dallo Stato.

Il sistema economico italiano è infatti caratterizzato, caso unico in Occidente, da un elevatissimo tasso di controllo familiare sulle grandi imprese e dal fatto che i rari casi di società di grandi dimensioni non controllate maggioritariamente da singole famiglie capitaliste (ad esempio le Generali), sono sostanzialmente controllate dal "salotto buono" del capitalismo italiano grazie in primo luogo all'uso disinvolto di accordi parasociali. Un altro fattore decisivo di distorsione è rappresentato dalla disciplina limitativa della rappresentanza in assemblea, che garantisce la sostanziale emarginazione dei piccoli azionisti. Tale disciplina costituisce un impedimento gravissimo anche alla nascita della public company.

La prospettiva del capitalismo democratico e di mercato postula infatti un rafforzamento del ruolo dei piccoli azionisti nel controllo sulla gestione delle imprese. Proporrò una serie di modifiche alla disciplina della rappresentanza proprio per rimuovere quegli ostacoli che attualmente rappresentano un ostacolo insormontabile alla diffusione nel nostro ordinamento della public company, e impediscono la selezione al loro interno di un management qualificato e davvero responsabile davanti agli azionisti".

 
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