Roma 3 gennaio 1994
Premessa:
1) Non esiste nesso alcuno, né logico né cronologico, fra la richiesta di un nuovo Governo e la data delle elezioni. Se la data è un problema, non lo è certamente sotto questo punto di vista.
2) In termini costituzionali ed istituzionali, è assolutamente normale che un Governo come quello attuale possa essere incaricato del disbrigo degli affari correnti e restare quindi in carica fino alla formazione del prossimo, nella prossima legislatura. Con un solo limite, però: che sia fatto salvo il presupposto della sua esistenza effettiva, materiale. Se diversi ministri, o anche solamente ministri importanti, dovessero dimettersi non essendo più d'accordo sul proseguimento del Ministero Ciampi, l'ordinaria amministrazione finirebbe per incombere su un Governo altro, quanto meno rimpastato.
3) In termini politici - che sono costituzionalmente rilevanti - la sua sopravvivenza diventa praticamente impensabile, impossibile. Il Presidente Ciampi ha già dichiarato che non intende presentarsi alle elezioni. Nessuna obiezione. Ma i Ministri? E' semplicemente immaginabile - nell'attuale situazione costituzionale e istituzionale - che tutti i Ministri non si presentino alle elezioni, e che tutti non vi partecipino sotto qualsiasi altra forma? Ed è immaginabile che i Ministri di un Governo partecipino sotto qualsiasi altra forma? Ed è immaginabile che i Ministri di un Governo partecipino ai dibattiti elettorali alcuni per un fronte o polo, altri per quello contrapposto?
Anche sul piano costituzionale, mi sembra, oltre che logico dell'opportunità e politico, questo non è realizzabile senza inquinare la prova elettorale, la sua intellegibilità, ogni corretta dialettica istituzionale.
Ciò premesso:
A) Non appare evitabile né auspicabile il proseguirsi di una situazione istituzionale e politica di Governo che si è rivelata felicissima, che ha prodotto buoni risultati, ma che è irrimediabilmente superata e improponibile nella situazione determinata dalla fine anticipata della legislatura.
Occorre quindi un nuovo Governo, una "maggioranza" politica (preferibilmente, ma non necessariamente parlamentare), o - meglio - una formazione politica e governativa e elettorale, attuale e potenziale, a favore o contro la quale il paese sia messo in condizione di pronunciarsi con le prossime elezioni. O andremo, come necessita per esempio al PDS, a scontri di etnie antidemocratiche e prive di contenuto duraturo.
B) Lo scontro non è fra etnie moderate e etnie progressiste. Ma fra riformatori democratici e liberal-democratici e gli altri. Un Ciampi II, approfondendo e arricchendo le sue linee di governo e politiche, deve essere così caratterizzato e compreso. All'interno di questo schieramento di Governo, politico ed elettorale, penso di rappresentare e animare la componente tradizionalmente laica, radicale, ambientalista, federalista, federalista europea, internazionalista e nonviolenta, referendaria. Un "tavolo" di forze e personalità interessate da queste caratteristiche potrebbe esser formato, in convergenza con gli altri esistenti, e naturalmente coinvolti da questa strategia generale.
C) E' necessario, urgente e pregiudiziale che ognuno accantoni progetti e iniziative marcate eccessivamente dalla situazione preesistente. Le elezioni dirette del Capo dello Stato o dello Esecutivo non sono per oggi. Occorre rimboccarsi le maniche, giungere a metà gennaio pronti ad andare alle elezioni, con questa strategia, se necessario anche a Marzo.
D) Esistono provvedimenti legislativi pendenti in uno o l'altro ramo del Parlamento che devono però esser definiti. Come, ad esempio, la legge sul voto degli italiani all'estero e quella sulle elezioni del Parlamento Europeo, altre sull'occupazione. I nostri Presidenti, quando saranno consultati, sapranno certamente meglio di me farlo presente al Capo dello Stato, che resta in questo paese e in questo caos il miglior garante ed il miglior timoniere che ci si potesse augurare.