COMUNICATO STAMPA DI MARCO PANNELLA
Roma 7.1.1994
In un articolo di fondo che "La Stampa" ha affidato a Gustavo Zagrebelsky si torna ad affermare che "il grottesco balletto in corso sulla fiducia o sulla sfiducia al Governo Ciampi" costituirebbe una dei tentativi in corso per impedire l'imperativo categorico dell'ora che incalza sul quadrante della storia: "elezioni subito".
Ezio Mauro, Gad Lerner, Luigi La Spina, Roberto Sabbadin, Roberto Bellato (oltre a Giovanni Agnelli, Vittorio Caissotti di Hiusano, Umberto Cuttica, Enrico Auteri, Furio Colombo, Luca Cordero di Montezemolo, Giovanni Giovannini, Francesco Paolo Mattioli, Alberto Nicolello) sanno benissimo che Gustavo Zagrebelsky afferma una assoluta non-verità, ben sapendo di farlo, al servizio di una verità ideologica di parte, di concezione partitocratica: camicia troppo stretta per un così valente costituzionalista che, da troppo tempo ormai, scrive di politica e tace di diritto, nei momenti in cui ci sarebbe bisogno proprio del contrario.
E'infatti assolutamente falso, menzognero, che la mozione di sfiducia abbia l'intenzione (o anche solamente possa necessariamente avere come conseguenza) di impedire o rendere più arduo lo scioglimento delle Camere e le "elezioni subito".
La mozione di sfiducia per il 1994 ad un Governo che ha totalmente e volontariamente e provocatoriamente dichiarato di voler esaurire (e ha in effetti esaurito) ogni suo compito e obiettivo politico, con il compiersi del 1993, è volta ad ottenere un solo risultato: un Governo adeguato, assolutamente necessario, per il Paese, per i cinque mesi - al minimo - cui toccherà di governare, diretto da Ciampi, come ho più volte indicato.
Ma la monocultura post-partitocratica è "sostanzialista"; il diritto ad essa omogeneo non s'ingombra di preoccupazioni formali sulle gravissime anomalie anche di dottrina, anche teoriche, anche e soprattutto pratiche di degrado ulteriore di quel poco di certo che il regime non è riuscito a distruggere di "forme" dello Stato.
La fisionomia del Governo - ad esempio - come istituzione politica, responsabile, con poteri esecutivi in sostanza potenziati nei periodi di crisi o di Camere sciolte, se necessario.
Per quasi tutti, dunque, l'essenziale è votare subito perché in tal modo, subito, PDS e dintorni saranno al Governo, loro e non altri. Forse hanno ragione, forse no. A condizione, pensano, che non si perda nemmeno una settimana. Chissà cosa può accadere, magari qualche errore giudiziario.
Siamo divisi non dalla menzogna di un "rinvio", ma dalla posta Governo del paese. Come ai tempi del caso Moro, del concorso istituzionale, "sostanzialista", all'assassinio di quel testimone dei tempi e della loro cultura.
Nell'illusione che il regime emiliano possa oggi installarsi a Roma, con il suo "ordine"; mentre anch'esso sta per andare in frantumi.
P.S.
A proposito del clima di intossicazione e di disinformazione in spasmodica svolgimento da settimane, si può oggi segnalare nuovamente le false informazioni di Rapisarda, sempre sulla "Stampa": "per votare il 27 marzo è sufficiente che le Camere siano sciolte il 17 gennaio". Naturalmente si tratta del solito impercettibile falso quotidiano. Sarebbe sufficiente scioglierle anche il 6 o il 7 febbraio!