Roma, 27 gennaio 1994
"Sarò al Congresso del CORA, cioè dei militanti dell'antiproibizionismo italiani, per aprirne i lavori e concluderli, grazie alla provocazione che - apertamente, in nome di altri interessi, e di strumentalizzazioni elettoralistiche, ci è giunta dall'etnia serbo-progressista e della sua jattanza, dal suo moralismo senza moralità.
E coglierò questa occasione per fare, ai margini di questo Congresso, a Genova, sabato sera o domenica mattina - conclusa la campagna di raccolta delle firme per i 13 referendum -, la mia prima proposta di raccolta dei Riformatori democratici attorno al Movimento dei Club Pannella per il Partito Democratico.
Già venerdì sera sarò presente, rispondendo al loro fraterno invito, all'incontro dell'Ergife promosso dall'Unione dei Socialisti democratici e, in quell'occasione, ascolterò e darò anche alcune prime impressioni sul fattibile.
Ribadisco, però, sin da ora, che vi sono due punti irrinunciabili, costitutivi di ogni iniziativa, per quanto ci e mi riguarda: è l'ora di lottare senza sosta e riserve per la Riforma anglosassone della società e delle istituzioni italiane, a cominciare da quelle leggi elettorali sulle quali abbiamo raccolto le firme per la nuova stagione referendaria della primavera del 1995; e l'appoggio alla tenuta dei 13 referendum, al progetto complessivo che rappresenta di grande avvio pratico, democratico, popolare.
A noi non interessano, di per loro, etnie serbo-progressiste, croato-moderate, sloveno-centriste, o montenegrino-nazionali. Interessano l'unità e l'alternativa riformatrice, classicamente democratica e liberale, senz'odio nei confronti di nessuno, senza l'illusione di costruire sulla paura, senza alibi e pretesti per unire "contro" chi per sua natura e storia non può che andare in direzioni diverse, preferendo di gran lunga chi ha compiuto errori e è determinato a superarli a chi di già è pronto o destinato a compierne di peggiori. All'alba del secondo tempo della Prima Repubblica le etnie devono esser tutte sconfitte, conservatrici come sono per vocazione. O non vi sarà nè Europa nè Italia nè altro di nuovo nella direzione che auspichiamo."