CALDERISI RISPONDE A GALLO E VISCO
Prendiamo atto che per Visco e Gallo la trasparenza fiscale è una scelta di eversione politica. Si tratta di una dichiarazione di estrema gravità.
Il referendum chiede infatti una sola cosa: che i lavoratori dipendenti ricevano l'intera retribuzione pagando le tasse con un bollettino di conto corrente inviatogli dal fisco ogni due o tre mesi, esattamente come quelli della Sip o dell'Enel (il referendum non tocca infatti la norma che obbliga i datori di lavoro a fornire tutti i dati all'amministrazione finanziaria).
Attribuire al referendum scopi o significati diversi dalla testualità del quesito è un'operazione truffaldina.
Il referendum non consente alcuna evasione fiscale, né mette in crisi l'assetto economico dello Stato. Al contrario, rendendo evidente la pressione fiscale, il referendum intende porre un freno alla sistematica elusione dell'articolo 81 della Costituzione che ha prodotto 2 milioni di miliardi di debito pubblico.
La prima Repubblica si è fondata su un regime di democrazia acquisitiva per cui erano visibili i benefici delle spese dello Stato e occultati i costi e la conseguente pressione fiscale. Se si vuole voltare pagina e se si vogliono davvero risanare i conti pubblici non si può rinunciare alla battaglia per un fisco più trasparente e più equo.