COMUNICATO DI MARCO PANNELLARoma, 12 febbraio 1994
Le opposte e diverse etnie stanno perfezionando le loro lugubri macchine da guerra. Scendono l'una conto l'altra armate. L'etnia serbo-progressista, la più intima e forte nel potere e nei poteri reali del regime italiano, la prima a ricostituirsi ed a normalizzare ogni residua caratterizzazione autonoma, sulla base di idee e programmi, non avrà da compiere solamente la quasi - passeggiata televisiva e poco altro per vincere, come si illudeva di fare. E diverrà, per questo, tanto più chiusa e violenta. Le altre, stanno seguendo. Croato-moderati di Berlusconi e pontenegrini di Fini, sloveni di Segni e Martinazzoli hanno anch'essi chiuso i recinti.
Noi chiameremo a raccolta tutti i cittadini liberi dal ricatto etnico-ideologico, dalle illusioni opportunistiche e trasformistiche, di ogni etnia, per imporre quello grande Riforma che il nostro paese attende non solamente da decenni e che, se non si strappa alla storia, lo vedrà ben presto vicino all'ex Jugoslavia ed al Libano, tanto più "mediterraneo" quanto meno "europeo". I giochi sono ormai tratti. Impetro una eccezione.
Lancio un ultimo, pubblico, invito a Segni e Martinazzoli, a Bossi, oltre che ai loro alleati. E' l'invito ad un minimo di buona educazione civile e politica.
Da quattro giorni aspetto di sapere se intendono, o no, scendere in campo insieme a noi, a Roma, per offrire a questa povera capitale una alternativa allo scontro fra l'etnia serbo-progressista e quella che vede infaustamente unite le tribù di Fini e di Berlusconi.
Segni è tanto più, al solito, latitante, quanto attorno a lui, da giorni tutti lo avevano spinto ad accettare il nostro invito. Se pensa di governare l'Italia come governa le difficoltà proprie, proprio non ci siamo. E Martinazzoli, ora che l'alibi del mio invito a Berlusconi non l'ha più, ed ha dalla sua solamente il teppismo e la violenza di TG1 e dintorni, trovi un attimo per altro che non siano le edificanti risse con Segni su un paio di avvisi di garanzia ricevuti da altri suoi capi-tribù.