Roma, 5 maggio 1994
"Non è concepibile, in uno Stato di diritto, che migliaia di magistrati si rivoltino contro i poteri costituzionali, criminalizzando preventivamente disegni o proposte di legge, punti programmatici eventuali di questo o quel partito, interpretando in modo ignobile e offensivo le opinioni diverse dalla loro, cioè di privati cittadini che in tal modo abusano dei loro titoli e delle loro funzioni pubbliche.
Questa rivolta contro gli stessi esiti elettorali, tende manifestamente a ripetere il vero e proprio golpe anticostituzionale con cui si vanificarono gli esiti del referendum proposto dall'allora Partito Radicale, impegnato sul fronte nazionale italiano, che, con l'80% di votanti, chiedevano forme di responsabilità civile dei magistrati, forme più pregnanti e accessibili; e, con legge anticostituzionale, controfirmata dal Presidente dellla Repubblica, presentata da Vassalli, furono di fatto abolite del tutto, come l'esperienza ormai dimostra.
Ci chiediamo cosa accadrebbe se militari, ufficiali, facessero altrettanto. Ma è forse questo che si vuole. Che un Presidente della Repubblica chiami direttamente a Ministri, come ventila l'ineccepibile e moderato leader milanese della via giudiziaria alla democrazia ed alla moralità pubblica, un po' di magistrati, un po' di militari, un po' di giornalisti, graditi?
Il Procuratore Generale della Corte di Cassazione, lo stesso C.S.M., il Ministro Conso, Luigi Ferrajoli, non hanno nulla da dire e da fare, nelle rispettive sedi e responsabilità?
E, in questa fase elettorale della correntocrazia dei magistrati, non esite una sola "corrente", tradizionale o nuova, che la separi dagli organizzatori almeno di questa rivolta?
Vale appena il caso di ricordare che, più di dieci anni fa, ottocentomila elettori chiesero con la sottoscrizione di un nostro quesito referendario l'abbattimento della correntocrazia dei giudici e che fu una famigerata ordinanza di regime della Corte Costituzionale a salvare ancora una volta da una valanga di "sì" i detentori del potere partitocratico e correntocratico dell'ordine giudiziario.