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Agora' Agora - 18 maggio 1994
INTERVENTO DI SCOPELLITI (18.5.94) IN AULA PER IL DIBATTITO

SULLA FIDUCIA

Se dovessimo, Signor Presidente del Senato, Signor Presidente del Consiglio, Colleghe Senatrici e Colleghi Senatori,

Se dovessimo votare solamente sulla base sia dell'assetto politico e personale, sia sul programma di Governo,

Se dovessimo votare sulla base di quel che sta accadendo nel paese, e qui, misurando il grado di inciviltà democratica, di vecchiaia di regime, di ostracismo confermato e rafforzato, Signor Presidente del Cosniglio, contro il grande movimento - in atto Signor Presidente non solamente trascorso - contro il grande movimento dei diritti umani, civili, politici, referendario; contro in particolare il nostro Movimento dei Club Pannella e dei Riformatori, con la feroce "conventio ad escludendum", la sola non smentita ma ribadita, e da lei subita, noi non potremmo, non dovremmo che votare un secco, duro NO!

Un reciso NO perchè troppo simili appaiono finora parti consistenti della maggioranza politica, con il livello degli scontri che lei ha dovuto faticosamente e duramente governare, a quella opposizione tanto arrogante intellettualmente quanto perdente politicamente, tanto sciamannata nei fatti quanto presuntuosa nelle pretese, tanto illiberale e intollerante quanto più osa e usa erigersi a maestra in valori e comportamenti che hanno cositituito e costituiscono la base di una ultracinquantennale criminalizzazione nostra, di noi liberaldemocratici, federalisti, umanisti, proprio da parte loro;

troppo simili, anche, alle maggioranze precedenti del quarantennio partitocratico.

Ancora: se dovessimo votare, o no, la fiducia al Governo sulla base delle concrete azioni o parole di suoi ministri, in questi primi giorni; del Ministro di Grazia e Giustizia, che d'un sol tratto sembra arrendersi ai "veti" tracontanti che provengono dai padroni dell'ordine giudiziario in vera e propria rivolta contro lo stato di diritto, che soffocano la libertà e l'indipendenza dei magistrati italiani, che pretendono di rafforzare quell'"ordine italiano" (corporativista, sfascista, antidemocratico e provincialissimo) della giurisdizione;

o del Ministro degli Interni che si è precipitato subito a soddisfare le richieste della piazza radiotelevisiva e giornalaia, punendo prefetto e questore di Vicenza per il loro comportamento definito poi dal Ministro stesso "ineccepibile";

o del Vicepresidente del Consiglio e Ministro delle Comunicazioni, di terra, di etere e mare, che si allinea subito alle stolte e menzognere difese di norme costituzionali di per sè perenti e perite da ritenersi non più esistenti sul piano del diritto positivo, repubblicano e costituzionale;

se dovessimo a ciò riferirci, di nuovo, un nostro NO, di antifascisti veri, di federalisti veri, di liberali veri, di libertari veri, sarebbe ancora più netto.

Se dovessimo valutare l'incidenza delle sue scelte politiche dal 27 e 28 Marzo sui rapporti di forza politici in questa nuova, grave vigilia elettorale, sul comportamento della RAI-TV e della Fininvest nei settori radiotelevisivi e in quelli della stampa, sulla vera e propria azione promozionale nei confronti di Alleanza Nazionale e del PDS, del cosidetto centro, cioè sulla concreta libertà di voto, e di esser votati, conosciuti almeno,

non potremmo che dire "addio", piuttosto che arrivederci.

Invece, colleghe e colleghi, con assoluta serenità e convinzione, senza aver trattato e contrattato nulla con nessuno,

invece, Signor Presidente del Consiglio, come già facemmo con la nostra autonoma decisione che risultò determinante per il risultato dell'elezione del nostro Presidente del Senato,

noi diciamo e votiamo un "Si" netto, e duro, e convinto.

Perchè abbiamo deciso, e confermiamo questa nostra decisione, di fare fiducia al Presidente del Consiglio sulla base di valutazioni, di conoscenze, di propositi e di impegni elettorali, che sarebbe indebito e imprudente ritenere già superati o smentiti dalla prova dei fatti.

Perchè troppo fresco è il ricordo di quel che egli ha dichiarato alla Convenzione dei Riformatori e dei Club Pannella;

perchè possiamo tuttalpiù ritenere ci venga un giorno da lei quel che di già, e con violenza ci viene dai suoi oppositori di centro o di sinistra che siano.

Nelle prossime settimane e mesi, che lo si voglia o no, occorrerà già compiere in modo netto e conclusivo gli atti definitivi nei confronti di una scelta radicalmente e immediatamente riformatrice, federalista, presidenzialista, liberale, liberista e libertaria, che - trainata e imposta dai nostri referendum - ha come presupposto l'adozione definitiva del sistema elettorale uninominale maggioritario ad un solo turno.

Se questa scelta sarà compiuta nascerà una nuova maggioranza parlamentare, più ampia e solida di questa, unificando e superando non solamente le strutture di forza Italia, di Lega Nordo, di noi Riformatori dei Club Pannella ma anche quelle che si sono sclerotizzate come corollario alla struttura, ideologica non meno che territoriale, del PDS.

Contro tutte le destre, i centri, le sinistre conservatrici di se stessi, e dell'Italia partitocratica, di regime, centralista, illiberale, antilibertaria, intollerante, continuista del regime di ingiustizia del quale furono e sono i profittatori, i continuatori e quindi anche i perduti alla concreta storia della giustizia e della libertà, della democrazia e dello stato di diritto, non solamente i perdenti e dilapidatori di tanti e tanti milioni di voti di cittadini civili e miti.

Signor Presidente del Consiglio, con il nostro voto, penso in tanti, intendiamo incoraggiarla a fare ancora più fiducia, LEI, alle idee e agli ideali, agli interessi civili per i quali ha dichiarato di essere sceso in campo: ancor meglio in fiducia in se stesso e nel popolo italiano, e in questo Parlamento.

Ci dia, dia loro, quel che valga una conversione di rotta ancora più definitiva e grande,

miri sufficientemente in alto,

proponga con maggior forza una radicale riforma di diritto e di libertà,

e l'Italia si riconoscerà nella storia dei suoi grandi referendum liberatori, con coloro che hanno saputo proporli e vincerli, non più con coloro che furono dall'altra parte e lo restano, avendo in tal modo paura sia del nostro sia del loro passato: e che non si aboliscono con i veti che lei ha dovuto subire.

La vita, a volte ha più fantasia, è regista infinitamente più grande dei migliori tra noi, Signor Presidente del Senato, Signor Presidente del Consiglio, Colleghe e Colleghi.

Essa ha infatti voluto che io pronunciassi queste parole, questo intervento ESATTAMENTE sei anni dopo il giorno, quasi l'ora della morte del mio compagno Enzo Tortora.

Egli ci lasciò, per molti versi assassinato da chi compiva e compie strage di diritto e di libertà infatti la mattina del 18 Maggio 1988. Molti dei suoi toruratori hanno, da allora, fatto - come si suo dire - "carriera".

Sono magistrati, oggi e giornalisti e politici poco meno che prestigiosi, più potenti di allora. Così come "i valori" - si fa per dire - che costoro incarnano.

Moralmente, civilmente, politicamente continua il linciaggio suo e dei suoi compagni di ieri e di oggi.

Questa campagna elettorale di allucinante - tanto quanto inavvertita - violenza, per le elezioni politiche europee ed italiane, nelle quali siamo ridotti a clandestinità formale e sostanziale, se si eccettua l'opera del solo servizio pubblico esistente, non a caso gratuito, o fornito a nsotre esclusive spese, Radio Radicale, protrae una situazione di infamia antidemocratica, condizione essenziale ed unica per impedirci ancora di poter fornire al nostro paese quel che - la storia lo dimostra - gli era ed è vitalmente necessario.

Enzo Tortora non finì di gridarlo, lui così sommesso ed elegante, che quando la sua messa a morte fu totalmente compiuta.

Da nonviolenti abbiamo il dovere di non consentire a nessuno di dimenticare, e di farlo con amore di verità, anche per gli avversari e il potere che ci ferisce.

AUGURI SIGNOR PRESIDENTE DEL CONSIGLIO!, per il paese, per la democrazia, a Lei e al Suo Governo. La nostra lealtà non resta da provare. LA NOSTRA. Abbiamo fiducia anche nella sua.

 
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