Signor Presidente, colleghi deputati,
Signor Presidente del Consiglio
il mio intervento sarà brevissimo, ancora più breve del tempo che mi è destinato, e per una ragione che le dirò fra un attimo.
I parlamentari riformatori hanno già espresso al Senato la nostra posizione sulla fiducia. Naturalmente, con le stesse convinzioni, con la stessa amicizia, e per le stesse ragioni, voteremo la fiducia anche alla Camera, anche se i nostri voti non saranno qui decisivi come sono stati nell'altro ramo del Parlamento.
Durante il dibattito al Senato, così come avevamo fatto in precedenza in molteplici occasioni durante la formazione della nuova maggioranza, le abbiamo avanzato proposte concrete di impegno comune, sia su questioni cruciali di politica generale e di governo, sia su fatti organizzativi, come la proposta federazione del movimento dei Riformatori-Club Pannella al suo partito, Forza Italia, per contribuire a farne il centro federatore di diversi e convergenti movimenti politici liberaldemocratici.
In questo modo, certo non le è sfuggito, le abbiamo proposto un dilemma politico decisivo per la sua maggioranza e per il futuro del paese. Un paese che ha subito decenni di progressiva, e solo da ultimo accelerata, dissipazione della legalità, del mercato, delle normali funzioni degli organi dello Stato (a cominciare dalla magistratura), della pubblica amministrazione, della RAI, dissipazione insomma della democrazia e delle libertà pubbliche. Questo paese attende l'inizio della rivoluzione liberale.
Noi non dubitiamo che il presidente del consiglio intenda rappresentare questa esigenza di rivoluzione liberale. Il dilemma è se, procedendo come si è fin qui proceduto, il presidente del consiglio sarà messo in grado - e saprà mettersi in grado - di realizzare quanto si propone.
L'assetto del suo governo è fortemente caratterizzato dalla presenza della Destra post-fascista e dall'assenza del partito della Riforma, liberale, liberista e libertaria, della sua progettualità, della nostra capacità di iniziativa politica e civile. Ciò non corrisponde, a nostro parere, a quanto è oggi necessario. Troppi spazi sono stati così lasciati aperti alle grandi manovre della sinistra post-comunista, che ha assorbito oggi tutte le differenze, una sinistra conservatrice e settaria, eternamente votata alla sconfitta, non soltanto di se stessa - e di certo non me ne lamento - ma anche degli ideali e valori anche miei, anche nostri, che essa ha preteso indecentemente di monopolizzare, o alle manovre - non grandi - di quel Centro post-democristiano che, al Senato, con il capogruppo Mancino, e poco fa autorevolmente col collega Elia, le ha ben chiesto - anche sulla legge elettorale - di fare un passo non verso il centro politico ma piuttosto all'indietro, nel bel mezzo della Prima Repubblica partitocrati
ca.
Ho finito, signor presidente. Ho parlato 3 minuti dei 10 che - insieme al collega Vito, che ha per questo espressamente rifiutato - mi spettavano. Le cedo simbolicamente i minuti che mi restano perché lei trovi qui alla Camera, diversamente che al Senato, o in altra sede, il tempo di rispondere alle nostre domande politiche. Che, le assicuro - per quanto censurate e rimosse dagli organi di informazione, da tutti - non sono dubbi privati, miei o di pochi, ma tema di comune discussione e riflessione, innanzitutto nella società e fra la gente, ma anche all'interno del gruppo di Forza Italia, di cui mi onoro di essere vicepresidente.