Roma, 15 giugno 1994
"Non credo che occorra dare priorità alla revisione di questa Legge, nella sua testualità frutto abbastanza repellente del clima di unità nazionale e della farisaica cultura del PCI e dintorni, anche se sono certo che il paese sempre più comprende e condivide la nostra posizione. Quel che è certo è che coloro i quali, all'opposto del Ministro Guidi, vogliono l'aborto di stato, anche se più circoscritto.
Non è questa la nostra posizione, come è noto.
1) La decisione dell'interruzione volontaria di gravidanza deve essere ricondotta in modo radicale alla responsabilità ed alla libertà della donna, naturalmente nel contesto di una legge e di un metodo che non sono di "liberalizzazione" ma di "regolamentazione".
2) L'interruzione deve assolutamente potere avvenire ovunque, all'interno del sistema sanitario italiano, quello pubblico ma anche in quello privato.
3) L'obiezione di coscienza del medico deve restare possibile ed estesa, d'altra parte, anche ad altri aspetti della loro attività professionale ma con l'obbligo da parte delle strutture di assicurare comunque l'esercizio dell'attività medica relativa.
4) Ogni articolazione casistica, come quella alla quale si richiama Carlo Casini finisce per dare all'aborto un crisma di aborto di stato e ai medici che lo eseguono o no il carattere di pubblici ufficiali. Il che è tanto vero nell'oggi tenendo presente la lettera della Legge quanto aberrante".