AL MINISTRO DI GRAZIA E GIUSTIZIA Per sapere - premesso che:
- il carcere di Monza, negli ultimi otto mesi nell'occhio del ciclone per cinque suicidi che si sono realizzati e per il recente episodio di lesioni gravi (spappolamento della milza) riportate da un detenuto ad opera di alcuni agenti penitenziari, è e rimane una mina vagante all'interno di un panorama carcerario lombardo ai limiti dell'esplosione;
- la situazione all'interno della struttura è pesante per i detenuti che sono aumentati di 50 unità nell'ultimo mese (passando da 590 a 640 unità) con sezioni (quelle "nuovi giunti) con 4-5 persone per cella sdraiate per terra;
- dei 640 detenuti 80 sono in regime di "alta sorveglianza";
- su un totale di 280 agenti presenti solo 40 hanno un'esperienza superiore ai quattro anni. Su 10 sezioni aperte sono presenti solo 2 brigadieri. Fra i 240 agenti "alle prime armi" si è avuto un aumento (da 13 a 47) degli ausiliari (cioè persone che svolgono questo lavoro in alternativa al servizio militare);
- a fronte di una struttura enorme (con corridoi lunghi dai 100 ai 200 metri da percorrere centinaia di volte durante un turno di lavoro) e di 44 posti di servizio effettivi (cioè di attività che la direzione ha attivato in risposta alla catena di suicidi) la situazione è semplicemente al limite del tracollo perché manca non solo il personale, ma il coordinamento dello stesso;
per sapere:
- se il Governo sia a conoscenza della grave situazione venutasi a creare nel carcere di Monza;
- che cosa intenda fare perché un carcere "modello" per concezione architettonica non si trasformi in un maxi-ring di litigiosità e rissosità continua.
Lorenzo Strik Lievers
Paolo Vigevano
Elio Vito
Marco Taradash
Giuseppe Calderisi
Emma Bonino