" Da giorni, partiti e partitini, partiti-giornali e partiti-testate radiotelevisive, sono scesi in campo per il grande colpo di coda partitocratico del secondo tempo della prima Repubblica.
Questo è certo un loro diritto. Ma sia ben chiaro che i direttori dei grandi giornali e dei telegiornali sono tornati a muoversi come capi-fazione, come capi-partito di netto stampo di regime, di netto stampo partitocratico.
L'opinione pubblica torna ad esser bombardata (come ai tempi delle crociate proibizionistiche, o quelle antiparlamentari, o quelle "progressiste") da una disinformatia senza più pudore: le sole ragioni doppioturniste sono spiegate e rilanciate, mentre quelle monoturniste sono evocate solamente come bersaglio polemico.
E' troppo chiedere l'"equal time", è troppo chiedere a lor-direttori di non continuare a considerarsi come supremi censori del dibattito politico e della bontà delle idee e degli ideali di ciascuno ?
E' troppo chiedere, come lettori, oltre che come cittadini e come democratici, che o tornino (dopo un quarantennio sempre più antiliberale e intollerante) a informare, in primo luogo, o se ne vadano a fare, a proprio rischio e pericolo civile e democratico, altrove, come noi, il loro mestiere di "politici" e di padroni di "partiti" non democratici ?